Vinogradi Fon

Vinogradi Fon è la cantina di Marko Fon, figura di culto del Carso sloveno — il Kras — uno dei territori vinicoli più estremi e affascinanti d'Europa, a cavallo del confine tra Slovenia e Italia, a pochi chilometri sia dall'Adriatico che dalle montagne. Marko coltiva circa quattro ettari di vigne sparse in più di una dozzina di parcelle remote attorno a Brje pri Komenu, con una predilezione per i vecchi vigneti: alcuni hanno cent'anni, come la celebre Vigna Quattro Stati, piantata nel 1909 a Gorjansko e chiamata così perché, senza mai spostarsi di un metro, in un secolo si è trovata in quattro stati diversi — Impero austro-ungarico, Italia, Jugoslavia e Slovenia.

Il paesaggio è tanto bello quanto duro: pochi centimetri di terra rossa separano le radici dall'antico altopiano di calcare fossilifero che dà il nome al Carso, spazzato dalla bora che scende dalle montagne e accarezzato dalle brezze marine. Una terra che scoraggia tutti tranne i contadini più coraggiosi, e che Marko lavora interamente a mano, senza erbicidi, fertilizzanti né trattamenti sistemici, con un senso di responsabilità verso la terra che pochi vignaioli possiedono. Uomo schivo, intenso, quasi mistico, parla del suo Kras con una convinzione che si ritrova intatta nei vini.

I vitigni sono solo quelli che secondo Marko eccellono davvero qui, i tre autoctoni del Carso: la Malvazija Istriana, aromatica e salina, la delicata Vitovska e il Teran, il rosso ferroso e vibrante della terra rossa. Le parcelle vengono vendemmiate singolarmente, spesso nell'arco di più mesi; in cantina le uve fermentano spontaneamente con i soli lieviti indigeni, con una breve macerazione sulle bucce di un paio di giorni, e riposano poi in vecchie botti fino a quando il vino non è pronto, imbottigliato senza chiarifica. Ne nascono bianchi dal leggero tocco orange, puri e vibranti: aromatici e taglienti insieme, con quella salinità pietrosa e pulita che è la firma del calcare carsico.

Vinogradi Fon è la cantina di Marko Fon, figura di culto del Carso sloveno — il Kras — uno dei territori vinicoli più estremi e affascinanti d'Europa, a cavallo del confine tra Slovenia e Italia, a pochi chilometri sia dall'Adriatico che dalle montagne. Marko coltiva circa quattro ettari di vigne sparse in più di una dozzina di parcelle remote attorno a Brje pri Komenu, con una predilezione per i vecchi vigneti: alcuni hanno cent'anni, come la celebre Vigna Quattro Stati, piantata nel 1909 a Gorjansko e chiamata così perché, senza mai spostarsi di un metro, in un secolo si è trovata in quattro stati diversi — Impero austro-ungarico, Italia, Jugoslavia e Slovenia.

Il paesaggio è tanto bello quanto duro: pochi centimetri di terra rossa separano le radici dall'antico altopiano di calcare fossilifero che dà il nome al Carso, spazzato dalla bora che scende dalle montagne e accarezzato dalle brezze marine. Una terra che scoraggia tutti tranne i contadini più coraggiosi, e che Marko lavora interamente a mano, senza erbicidi, fertilizzanti né trattamenti sistemici, con un senso di responsabilità verso la terra che pochi vignaioli possiedono. Uomo schivo, intenso, quasi mistico, parla del suo Kras con una convinzione che si ritrova intatta nei vini.

I vitigni sono solo quelli che secondo Marko eccellono davvero qui, i tre autoctoni del Carso: la Malvazija Istriana, aromatica e salina, la delicata Vitovska e il Teran, il rosso ferroso e vibrante della terra rossa. Le parcelle vengono vendemmiate singolarmente, spesso nell'arco di più mesi; in cantina le uve fermentano spontaneamente con i soli lieviti indigeni, con una breve macerazione sulle bucce di un paio di giorni, e riposano poi in vecchie botti fino a quando il vino non è pronto, imbottigliato senza chiarifica. Ne nascono bianchi dal leggero tocco orange, puri e vibranti: aromatici e taglienti insieme, con quella salinità pietrosa e pulita che è la firma del calcare carsico.

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