Domaine Pattes Loup - Thomas Pico

Il Domaine Pattes Loup è una delle realtà più entusiasmanti emerse a Chablis negli ultimi vent'anni, la cantina con cui Thomas Pico ha ridefinito cosa può essere questo territorio. Il nome, "zampe di lupo", viene dal lieu-dit di famiglia, e la storia è quella di una piccola rivoluzione: nel 2005 Thomas eredita 2,4 ettari di vigne a Courgis, villaggio collinare alle porte di Chablis, da un'azienda familiare che produceva vini corretti ma senza anima. Contro il volere del padre, converte immediatamente tutto all'agricoltura biologica con un controllo severissimo delle rese: una rarità assoluta in una regione dal clima inospitale, dove la chimica è la norma, e una scommessa maturata sotto l'ala di due pionieri amici, Alice e Olivier De Moor. Anno dopo anno Thomas ha ripreso sempre più vigne paterne, fino agli attuali 15 ettari interamente biologici.

Le vigne crescono sui pendii ripidi attorno a Courgis, alcune piantate dal nonno negli anni Cinquanta, su quei suoli calcarei kimmeridgiani ricchi di fossili marini che sono l'anima minerale di Chablis. La vendemmia è interamente manuale, seguita da una cernita acino per acino su tavolo vibrante: solo frutto perfetto entra in cantina.

Ma è nell'élevage che Thomas ha compiuto la sua rivoluzione più radicale: le sue cuvée riposano minimo 36 mesi, con esperimenti fino a 48, un tempo inaudito per Chablis, dichiarato in etichetta con la dicitura "mise tardive", imbottigliamento tardivo. Un'attesa che regala ai vini una dimensione, una texture e una complessità introvabili altrove nella denominazione. Le fermentazioni sono spontanee con lieviti indigeni: il village Vent d'Ange nasce tra uova di cemento e acciaio, senza alcun legno, mentre i Premier Cru (Côte de Jouan, Beauregard, Butteaux, Vaillons), da vigne di collina tra i 30 e i 60 anni, affinano in legni usati. Imbottigliamento senza chiarifica né filtrazione.

Il risultato sono Chablis che uniscono la mineralità salina e marina più classica a una vitalità e una densità tattile che possono nascere solo da un lavoro maniacale in vigna e da una vinificazione trasparente. Vini intensi e raffinati insieme, di rara energia, spesso al livello di denominazioni ben superiori alla loro. L'essenza di Chablis, con un supplemento d'anima.

Il Domaine Pattes Loup è una delle realtà più entusiasmanti emerse a Chablis negli ultimi vent'anni, la cantina con cui Thomas Pico ha ridefinito cosa può essere questo territorio. Il nome, "zampe di lupo", viene dal lieu-dit di famiglia, e la storia è quella di una piccola rivoluzione: nel 2005 Thomas eredita 2,4 ettari di vigne a Courgis, villaggio collinare alle porte di Chablis, da un'azienda familiare che produceva vini corretti ma senza anima. Contro il volere del padre, converte immediatamente tutto all'agricoltura biologica con un controllo severissimo delle rese: una rarità assoluta in una regione dal clima inospitale, dove la chimica è la norma, e una scommessa maturata sotto l'ala di due pionieri amici, Alice e Olivier De Moor. Anno dopo anno Thomas ha ripreso sempre più vigne paterne, fino agli attuali 15 ettari interamente biologici.

Le vigne crescono sui pendii ripidi attorno a Courgis, alcune piantate dal nonno negli anni Cinquanta, su quei suoli calcarei kimmeridgiani ricchi di fossili marini che sono l'anima minerale di Chablis. La vendemmia è interamente manuale, seguita da una cernita acino per acino su tavolo vibrante: solo frutto perfetto entra in cantina.

Ma è nell'élevage che Thomas ha compiuto la sua rivoluzione più radicale: le sue cuvée riposano minimo 36 mesi, con esperimenti fino a 48, un tempo inaudito per Chablis, dichiarato in etichetta con la dicitura "mise tardive", imbottigliamento tardivo. Un'attesa che regala ai vini una dimensione, una texture e una complessità introvabili altrove nella denominazione. Le fermentazioni sono spontanee con lieviti indigeni: il village Vent d'Ange nasce tra uova di cemento e acciaio, senza alcun legno, mentre i Premier Cru (Côte de Jouan, Beauregard, Butteaux, Vaillons), da vigne di collina tra i 30 e i 60 anni, affinano in legni usati. Imbottigliamento senza chiarifica né filtrazione.

Il risultato sono Chablis che uniscono la mineralità salina e marina più classica a una vitalità e una densità tattile che possono nascere solo da un lavoro maniacale in vigna e da una vinificazione trasparente. Vini intensi e raffinati insieme, di rara energia, spesso al livello di denominazioni ben superiori alla loro. L'essenza di Chablis, con un supplemento d'anima.

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