Cinque Campi

Cinque Campi è una piccola azienda artigianale a Puianello di Quattro Castella, sulle prime colline ai piedi dell'Appennino Reggiano: terreni e vigne che la famiglia Nizzoli lavora da oltre 200 anni. Il nome richiama l'appezzamento storico — cinque campi appunto — su cui si è costruita l'identità del progetto. Per gran parte di questa lunga storia il vino veniva prodotto per autoconsumo o venduto in damigiana ai vicini di paese; nel 1980 l'azienda assume il nome attuale, ma è dal 2003 che Vanni Nizzoli la trasforma davvero — formalizzando la conduzione biologica (praticata da sempre, ma mai certificata prima) e iniziando a imbottigliare con etichetta. Dal 2005 parte un lavoro paziente di recupero e reimpianto di vitigni autoctoni: vecchi cloni di Lambrusco Grasparossa, Spergola, Malbo Gentile, Marzemino, Trebbiano, Moscato, Lambrusco Barghi — varietà che il mercato aveva lasciato indietro e che qui trovano il terroir giusto per esprimersi. I terreni sono franco-argillosi (20% sabbia, 45% limo, 35% argilla) ricchi di silicio e gesso, su un terrazzamento pliocenico a circa 200 metri sul livello del mare; le vigne più giovani sono nate da selezione massale, quelle più vecchie risalgono al 1948 e una piccolissima parcella di 120 anni custodisce gli ultimi grappoli di Spergola, Trebbiano e Malbo dei vecchi tempi. In cantina nessun coadiuvante, solo fermentazioni spontanee con lieviti indigeni in vecchie vasche di cemento — alcune degli anni Settanta — che Vanni preferisce a tutto il resto per neutralità termica e capacità di preservare la freschezza. Nessuna filtrazione, nessuna chiarifica, nessun solfito aggiunto (totali sotto i 10 mg/l). Lambrusco frizzante e Metodo Classico, bianchi macerati, rossi fermi: una gamma piccola e coerente, dove ogni bottiglia restituisce l'equilibrio naturale di un territorio mai forzato.

Cinque Campi è una piccola azienda artigianale a Puianello di Quattro Castella, sulle prime colline ai piedi dell'Appennino Reggiano: terreni e vigne che la famiglia Nizzoli lavora da oltre 200 anni. Il nome richiama l'appezzamento storico — cinque campi appunto — su cui si è costruita l'identità del progetto. Per gran parte di questa lunga storia il vino veniva prodotto per autoconsumo o venduto in damigiana ai vicini di paese; nel 1980 l'azienda assume il nome attuale, ma è dal 2003 che Vanni Nizzoli la trasforma davvero — formalizzando la conduzione biologica (praticata da sempre, ma mai certificata prima) e iniziando a imbottigliare con etichetta. Dal 2005 parte un lavoro paziente di recupero e reimpianto di vitigni autoctoni: vecchi cloni di Lambrusco Grasparossa, Spergola, Malbo Gentile, Marzemino, Trebbiano, Moscato, Lambrusco Barghi — varietà che il mercato aveva lasciato indietro e che qui trovano il terroir giusto per esprimersi. I terreni sono franco-argillosi (20% sabbia, 45% limo, 35% argilla) ricchi di silicio e gesso, su un terrazzamento pliocenico a circa 200 metri sul livello del mare; le vigne più giovani sono nate da selezione massale, quelle più vecchie risalgono al 1948 e una piccolissima parcella di 120 anni custodisce gli ultimi grappoli di Spergola, Trebbiano e Malbo dei vecchi tempi. In cantina nessun coadiuvante, solo fermentazioni spontanee con lieviti indigeni in vecchie vasche di cemento — alcune degli anni Settanta — che Vanni preferisce a tutto il resto per neutralità termica e capacità di preservare la freschezza. Nessuna filtrazione, nessuna chiarifica, nessun solfito aggiunto (totali sotto i 10 mg/l). Lambrusco frizzante e Metodo Classico, bianchi macerati, rossi fermi: una gamma piccola e coerente, dove ogni bottiglia restituisce l'equilibrio naturale di un territorio mai forzato.

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