Force Boisson - Daniel Sage

Daniel Sage è un vignaiolo diventato di culto nel giro di pochi anni e oggi tra i nomi più ricercati del vino naturale francese, oggi affiancato dal compagno di avventura Jordi Torgue. La cantina si trova in una vecchia fattoria fuori dal villaggio di Riotord, in Haute-Loire, splendidamente arroccata fino a quasi 1.000 metri di altitudine al confine con l'Ardèche, a sud del Mont Pilat: una cantina naturalmente più fresca della media, che aiuta a preservare la freschezza dei vini.

La storia di Daniel è di quelle che piacciono: titolare di un diploma da lattoniere (tôlier), si è avvicinato al vino piuttosto tardi, imparando il mestiere in Ardèche grazie a un gruppo di amici vignaioli. Prima di mettersi in proprio ha lavorato da Loïc Roure (Domaine du Possible, Roussillon) e da Jean Delobre (La Ferme des Sept Lunes, Saint-Joseph) ed è proprio da Delobre che ha affittato a condizioni favorevoli la sua prima vigna, Grange Bara, piantata a Syrah e Roussanne su graniti sabbiosi del Saint-Joseph. La prima annata è del 2011. Oggi le sue vigne si estendono su graniti e gneiss, dove crescono Gamay, Pinot Noir, Syrah, Chardonnay, Viognier, Poulsard e Pinot Gris; il resto arriva da amici fidati dell'Ardèche come Le Mazel e Les Deux Terres (Vincent Fargier). In vigna, a parte un po' di rame e zolfo naturali, gli interventi sono ridotti al minimo e i ripidi coteaux vengono lavorati a cavallo.

Daniel è celebre per una tecnica particolare che chiama "flottation" (o trempouillette): mescola mosto di pressatura diretta con grappoli interi diraspati lasciati a macerare nel mosto, una via di mezzo tra pressatura e macerazione ispirata al leggendario clairet "Nacarat" di Claude Courtois. La vinificazione è libera, senza idee fisse su come debbano venire i vini di anno in anno: Daniel lavora col proprio umore, con la voglia e con ciò che l'annata offre. In cantina usa vasche di vetroresina e vecchie botti di varie dimensioni, vinifica con fermentazioni spontanee e imbottiglia senza chiarifica, senza filtrazione e senza alcun additivo. Le etichette, immediatamente riconoscibili, riproducono i dipinti dell'artista e poeta belga Jean Raine, vicino al surrealismo e all'action painting e i vini prendono spesso il nome dal titolo dell'opera.

Il risultato sono vini leggeri, selvaggi e profumatissimi, di una bevibilità irresistibile e di pura gioia, che hanno conquistato gli amanti del vino naturale in tutto il mondo. 

Daniel Sage è un vignaiolo diventato di culto nel giro di pochi anni e oggi tra i nomi più ricercati del vino naturale francese, oggi affiancato dal compagno di avventura Jordi Torgue. La cantina si trova in una vecchia fattoria fuori dal villaggio di Riotord, in Haute-Loire, splendidamente arroccata fino a quasi 1.000 metri di altitudine al confine con l'Ardèche, a sud del Mont Pilat: una cantina naturalmente più fresca della media, che aiuta a preservare la freschezza dei vini.

La storia di Daniel è di quelle che piacciono: titolare di un diploma da lattoniere (tôlier), si è avvicinato al vino piuttosto tardi, imparando il mestiere in Ardèche grazie a un gruppo di amici vignaioli. Prima di mettersi in proprio ha lavorato da Loïc Roure (Domaine du Possible, Roussillon) e da Jean Delobre (La Ferme des Sept Lunes, Saint-Joseph) ed è proprio da Delobre che ha affittato a condizioni favorevoli la sua prima vigna, Grange Bara, piantata a Syrah e Roussanne su graniti sabbiosi del Saint-Joseph. La prima annata è del 2011. Oggi le sue vigne si estendono su graniti e gneiss, dove crescono Gamay, Pinot Noir, Syrah, Chardonnay, Viognier, Poulsard e Pinot Gris; il resto arriva da amici fidati dell'Ardèche come Le Mazel e Les Deux Terres (Vincent Fargier). In vigna, a parte un po' di rame e zolfo naturali, gli interventi sono ridotti al minimo e i ripidi coteaux vengono lavorati a cavallo.

Daniel è celebre per una tecnica particolare che chiama "flottation" (o trempouillette): mescola mosto di pressatura diretta con grappoli interi diraspati lasciati a macerare nel mosto, una via di mezzo tra pressatura e macerazione ispirata al leggendario clairet "Nacarat" di Claude Courtois. La vinificazione è libera, senza idee fisse su come debbano venire i vini di anno in anno: Daniel lavora col proprio umore, con la voglia e con ciò che l'annata offre. In cantina usa vasche di vetroresina e vecchie botti di varie dimensioni, vinifica con fermentazioni spontanee e imbottiglia senza chiarifica, senza filtrazione e senza alcun additivo. Le etichette, immediatamente riconoscibili, riproducono i dipinti dell'artista e poeta belga Jean Raine, vicino al surrealismo e all'action painting e i vini prendono spesso il nome dal titolo dell'opera.

Il risultato sono vini leggeri, selvaggi e profumatissimi, di una bevibilità irresistibile e di pura gioia, che hanno conquistato gli amanti del vino naturale in tutto il mondo. 

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