Nel cuore del Chianti Classico senese, a Gaiole in Chianti, c'è una famiglia che il vino lo porta nel sangue da due generazioni e lo reinterpreta con la curiosità di chi non si accontenta di ciò che ha ereditato. Stefano Chioccioli è uno degli enologi e agronomi più premiati d'Italia, con oltre 150 Tre Bicchieri firmati nel corso di una carriera che lo ha portato a lavorare per le cantine più prestigiose d'Italia, Francia e Ungheria. I suoi figli Niccolò ed Enrico hanno preso quella conoscenza e l'hanno portata in una direzione diversa: tornare alla terra, radicarsi in un posto preciso, fare qualcosa di proprio.
L'azienda si estende su 8 ettari nel Chianti Classico del sud, un paesaggio incontaminato dove i vigneti si alternano agli oliveti e ai fitti boschi di querce e castagni. Niccolò, enologo di formazione, guida la cantina con un approccio che si è evoluto nel tempo: dall'università portava un metodo tecnico e preciso, ma con gli anni ha sviluppato qualcosa di più profondo. Il vino, per lui, è vivo: deve raccontare le sue vigne, la sua uva, i suoi lieviti. Deve riportare nel bicchiere il territorio tale e quale com'è, senza mediazioni. Per questo la produzione è volutamente limitata a poche migliaia di bottiglie, realizzate solo nelle annate che convincono davvero.
Enrico, invece, ha fondato Winestillery, la prima vinstilleria al mondo: una cantina e una distilleria fuse insieme, costruita sul manifesto "Grape to Glass", dove lo stesso terroir del Chianti viene esplorato attraverso il vino, i distillati e persino l'Aqvarello, recupero dell'antico vino del mezzadro toscano. Una famiglia che non si è fermata alla tradizione, ma l'ha usata come punto di partenza per andare oltre.
Nel cuore del Chianti Classico senese, a Gaiole in Chianti, c'è una famiglia che il vino lo porta nel sangue da due generazioni e lo reinterpreta con la curiosità di chi non si accontenta di ciò che ha ereditato. Stefano Chioccioli è uno degli enologi e agronomi più premiati d'Italia, con oltre 150 Tre Bicchieri firmati nel corso di una carriera che lo ha portato a lavorare per le cantine più prestigiose d'Italia, Francia e Ungheria. I suoi figli Niccolò ed Enrico hanno preso quella conoscenza e l'hanno portata in una direzione diversa: tornare alla terra, radicarsi in un posto preciso, fare qualcosa di proprio.
L'azienda si estende su 8 ettari nel Chianti Classico del sud, un paesaggio incontaminato dove i vigneti si alternano agli oliveti e ai fitti boschi di querce e castagni. Niccolò, enologo di formazione, guida la cantina con un approccio che si è evoluto nel tempo: dall'università portava un metodo tecnico e preciso, ma con gli anni ha sviluppato qualcosa di più profondo. Il vino, per lui, è vivo: deve raccontare le sue vigne, la sua uva, i suoi lieviti. Deve riportare nel bicchiere il territorio tale e quale com'è, senza mediazioni. Per questo la produzione è volutamente limitata a poche migliaia di bottiglie, realizzate solo nelle annate che convincono davvero.
Enrico, invece, ha fondato Winestillery, la prima vinstilleria al mondo: una cantina e una distilleria fuse insieme, costruita sul manifesto "Grape to Glass", dove lo stesso terroir del Chianti viene esplorato attraverso il vino, i distillati e persino l'Aqvarello, recupero dell'antico vino del mezzadro toscano. Una famiglia che non si è fermata alla tradizione, ma l'ha usata come punto di partenza per andare oltre.