Alexandre Lamblot
Non proibire nulla, non imporre nulla: “ne rien s’interdire, ne rien s’imposer” è il motto di Alexandre Lamblot, tredicesima generazione di una famiglia di vignerons che coltiva la vite a Janvry dal Seicento. Dopo anni come caviste a Parigi, è tornato alle vigne di famiglia con un’idea precisa, maturata anche al fianco di Jérôme Prévost: lasciare che siano il terroir e l’annata a parlare, senza ricette e senza dogmi.
Lavora meno di quattro ettari di vecchie vigne, divisi in piccole parcelle tra Janvry, Gueux, Vrigny e Chenay, sul versante nord della Petite Montagne de Reims: una zona di sabbie profonde su argille e calcare dove il Meunier, vitigno di casa, raggiunge la sua massima espressione, affiancato da Pinot Noir e Chardonnay. Nessuna chimica in vigna, vinificazione per parcella, lieviti indigeni, malolattica non ricercata, affinamento in rovere, e un dégorgement à la volée fatto a mano, senza aggiunta di solfiti né di zucchero: tutti i suoi Champagne sono Brut Nature. Ogni operazione, dalla vigna alla cantina, segue le fasi lunari.
Il risultato sono Champagne puri, precisi e vibranti, che cambiano faccia di anno in anno e che hanno conquistato la critica in pochissimo tempo: nel 2020 Alexandre è stato eletto Vigneron dell’anno dall’associazione Champagne de Vignerons. Uno dei nomi nuovi più interessanti di tutta la Champagne.
Non proibire nulla, non imporre nulla: “ne rien s’interdire, ne rien s’imposer” è il motto di Alexandre Lamblot, tredicesima generazione di una famiglia di vignerons che coltiva la vite a Janvry dal Seicento. Dopo anni come caviste a Parigi, è tornato alle vigne di famiglia con un’idea precisa, maturata anche al fianco di Jérôme Prévost: lasciare che siano il terroir e l’annata a parlare, senza ricette e senza dogmi.
Lavora meno di quattro ettari di vecchie vigne, divisi in piccole parcelle tra Janvry, Gueux, Vrigny e Chenay, sul versante nord della Petite Montagne de Reims: una zona di sabbie profonde su argille e calcare dove il Meunier, vitigno di casa, raggiunge la sua massima espressione, affiancato da Pinot Noir e Chardonnay. Nessuna chimica in vigna, vinificazione per parcella, lieviti indigeni, malolattica non ricercata, affinamento in rovere, e un dégorgement à la volée fatto a mano, senza aggiunta di solfiti né di zucchero: tutti i suoi Champagne sono Brut Nature. Ogni operazione, dalla vigna alla cantina, segue le fasi lunari.
Il risultato sono Champagne puri, precisi e vibranti, che cambiano faccia di anno in anno e che hanno conquistato la critica in pochissimo tempo: nel 2020 Alexandre è stato eletto Vigneron dell’anno dall’associazione Champagne de Vignerons. Uno dei nomi nuovi più interessanti di tutta la Champagne.