C'è un vino che la sponda orientale del lago di Garda produce da prima che qualcuno pensasse di dargli un nome. Reperti dell'età del bronzo attestano la presenza della vite in queste colline, i Romani bevevano il loro vino nei riti sacri con uve di questo territorio, i monaci medievali lo custodivano nelle cantine dei monasteri. Ma è nell'Ottocento che la produzione locale comincia a circolare in tutta Italia con un'identità precisa, quella del Bardolino: un vino che nel 1897 uno scrittore descriveva come capace di "correre tutta l'Italia e competere con i migliori della penisola", e che negli anni Quaranta del Novecento veniva già esportato negli Stati Uniti.

Il territorio che lo produce è tra i più particolari d'Italia. Le colline moreniche della sponda veronese del Garda sono il lascito diretto degli antichi ghiacciai, che hanno modellato una serie di rilievi concentrici affacciati verso l'acqua, depositando suoli straordinariamente variabili: ghiaie, argille, limi calcarei, sabbie, tutto nello spazio di pochi chilometri. Il lago di Garda fa il resto: trattiene il calore estivo e lo restituisce in inverno, creando un microclima quasi mediterraneo che permette la coltivazione dell'olivo accanto alla vite, mitiga le escursioni termiche e regala ai vini una freschezza che nessuna zona dell'entroterra veronese può imitare. I venti che scendono dalle creste del Monte Baldo completano il quadro, garantendo ventilazione costante e sanità delle uve.

Al centro di tutto ci sono due vitigni autoctoni che da millenni appartengono a questa terra: la Corvina Veronese, vitigno di riferimento della denominazione e protagonista anche dell'Amarone e della Valpolicella, e la Rondinella, sua compagna inseparabile. Gli stessi vitigni, lo stesso suolo, ma su queste colline moreniche affacciate sul Garda il risultato è completamente diverso: non la potenza dell'Amarone, non la struttura del Valpolicella Superiore, ma qualcosa di più sottile, più leggero, più vivo. Il Bardolino è un rosso rubino scarico e brillante, con piccoli frutti rossi, una speziatura delicata, una sapidità che risale direttamente dai suoli ghiaiosi e una freschezza che lo rende uno dei rossi più bevibili d'Italia. Asciutto, sapido, armonico: erano le parole usate all'inizio del Novecento per descriverlo, e sono ancora le più precise.

La denominazione comprende diverse tipologie: il Bardolino rosso nelle sue versioni base e Classico, con la zona Classica che raccoglie i comuni più antichi e prossimi al lago; il Bardolino Chiaretto, il rosato di riferimento del Garda, fresco e floreale, la cui tecnica di vinificazione risale al 1896; il Chiaretto Spumante; e il Bardolino Superiore DOCG, con affinamento minimo di un anno, per le espressioni più complesse e strutturate. Tre sottozone, Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna, identificano i terroir più vocati all'interno della DOC, dove le rese si abbassano e la concentrazione aumenta.

Il Bardolino è stato tra i primissimi vini italiani a ricevere la DOC nel 1968, segno di una consapevolezza territoriale che in questa zona non è mai mancata. Oggi oltre il 60% della produzione viene esportata in tutta Europa: un vino che non ha bisogno di spiegarsi, solo di essere aperto.

C'è un vino che la sponda orientale del lago di Garda produce da prima che qualcuno pensasse di dargli un nome. Reperti dell'età del bronzo attestano la presenza della vite in queste colline, i Romani bevevano il loro vino nei riti sacri con uve di questo territorio, i monaci medievali lo custodivano nelle cantine dei monasteri. Ma è nell'Ottocento che la produzione locale comincia a circolare in tutta Italia con un'identità precisa, quella del Bardolino: un vino che nel 1897 uno scrittore descriveva come capace di "correre tutta l'Italia e competere con i migliori della penisola", e che negli anni Quaranta del Novecento veniva già esportato negli Stati Uniti.

Il territorio che lo produce è tra i più particolari d'Italia. Le colline moreniche della sponda veronese del Garda sono il lascito diretto degli antichi ghiacciai, che hanno modellato una serie di rilievi concentrici affacciati verso l'acqua, depositando suoli straordinariamente variabili: ghiaie, argille, limi calcarei, sabbie, tutto nello spazio di pochi chilometri. Il lago di Garda fa il resto: trattiene il calore estivo e lo restituisce in inverno, creando un microclima quasi mediterraneo che permette la coltivazione dell'olivo accanto alla vite, mitiga le escursioni termiche e regala ai vini una freschezza che nessuna zona dell'entroterra veronese può imitare. I venti che scendono dalle creste del Monte Baldo completano il quadro, garantendo ventilazione costante e sanità delle uve.

Al centro di tutto ci sono due vitigni autoctoni che da millenni appartengono a questa terra: la Corvina Veronese, vitigno di riferimento della denominazione e protagonista anche dell'Amarone e della Valpolicella, e la Rondinella, sua compagna inseparabile. Gli stessi vitigni, lo stesso suolo, ma su queste colline moreniche affacciate sul Garda il risultato è completamente diverso: non la potenza dell'Amarone, non la struttura del Valpolicella Superiore, ma qualcosa di più sottile, più leggero, più vivo. Il Bardolino è un rosso rubino scarico e brillante, con piccoli frutti rossi, una speziatura delicata, una sapidità che risale direttamente dai suoli ghiaiosi e una freschezza che lo rende uno dei rossi più bevibili d'Italia. Asciutto, sapido, armonico: erano le parole usate all'inizio del Novecento per descriverlo, e sono ancora le più precise.

La denominazione comprende diverse tipologie: il Bardolino rosso nelle sue versioni base e Classico, con la zona Classica che raccoglie i comuni più antichi e prossimi al lago; il Bardolino Chiaretto, il rosato di riferimento del Garda, fresco e floreale, la cui tecnica di vinificazione risale al 1896; il Chiaretto Spumante; e il Bardolino Superiore DOCG, con affinamento minimo di un anno, per le espressioni più complesse e strutturate. Tre sottozone, Montebaldo, La Rocca e Sommacampagna, identificano i terroir più vocati all'interno della DOC, dove le rese si abbassano e la concentrazione aumenta.

Il Bardolino è stato tra i primissimi vini italiani a ricevere la DOC nel 1968, segno di una consapevolezza territoriale che in questa zona non è mai mancata. Oggi oltre il 60% della produzione viene esportata in tutta Europa: un vino che non ha bisogno di spiegarsi, solo di essere aperto.

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