Marc Kreydenweiss

Il Domaine Marc Kreydenweiss è uno dei nomi che hanno fatto la storia dell'Alsazia e una delle cantine più singolari di tutto il vigneto alsaziano. Siamo ad Andlau, a metà strada tra Strasburgo e Colmar, ai piedi dei Vosgi, su un terroir coltivato da oltre milleduecento anni, fin da quando i monaci dell'abbazia di Andlau vi piantarono le prime viti. La famiglia Kreydenweiss fa vino qui da tredici generazioni, dal XVIII secolo, ma la svolta arriva nel 1971, quando Marc Kreydenweiss prende in mano il domaine di famiglia e intraprende una trasformazione radicale: riduzione drastica delle rese, abbandono totale della chimica e, nel 1989, la conversione alla biodinamica, ben prima che diventasse una tendenza. Marc è un pioniere assoluto: fondatore e primo presidente di Biodyvin, il sindacato dei vignaioli biodinamici, tra i creatori dell'Union des Gens de Métier e tra gli artefici della denominazione Grand Cru alsaziana.

Nel 2008, dopo la tragica morte del figlio maggiore Maenfred, che con Marc aveva introdotto la biodinamica, il domaine passa nelle mani di Antoine Kreydenweiss, che oggi lo guida con la moglie Charlotte nella rigorosa continuità delle fondamenta paterne: stessa biodinamica, stesso rifiuto del compromesso, ma una sensibilità nuova rivolta all'espressione più diretta possibile dei terroir di Andlau. Con Antoine è arrivata anche la trazione animale: Sam, il primo cavallo comtois, e oggi due cavalli che lavorano i suoli delle parcelle più ripide.

I 13,5 ettari del domaine sono un concentrato di geologia: un geologo dell'Università di Strasburgo ha contato ad Andlau più di cinque sottosuoli diversi in due chilometri quadrati. Il domaine possiede quattro Grand Cru: il Kastelberg, sugli scisti neri di Steige, terroir del Riesling più maestoso e longevo; il Wiebelsberg, sull'arenaria rosa dei Vosgi, Riesling di finezza e precisione; il Moenchberg, su marne calcaree, il regno del Pinot Gris; e il Kirchberg de Barr. Accanto, i lieux-dits di Andlau come il Kritt, sulle argille ferruginose e il quarzo, e i coteaux di arenaria che danno cuvée come Au Dessus de la Loi. In cantina la tradizione è assoluta: pressature lente a grappoli interi, fermentazioni alcolica e malolattica con i soli lieviti indigeni, lunghi affinamenti sulle fecce in foudre di rovere, solforosa in dosi omeopatiche. Le etichette, dal 1989, portano ogni anno l'opera di un artista diverso.

Ne nascono grandi vini da invecchiamento di precisione e mineralità rare, riferimenti assoluti del Riesling e del Pinot Gris d'Alsazia: vivi, energici, eleganti. E accanto ai vini del domaine, dal 2014, la gamma Lune à Boire: cuvée conviviali nate dalla collaborazione con amici vignaioli biodinamici, "una storia che mescola la vita, l'umano, il vino, la luna e i magnifici terroir d'Alsazia". La biodinamica alsaziana nella sua forma più pura, da chi l'ha inventata.

Il Domaine Marc Kreydenweiss è uno dei nomi che hanno fatto la storia dell'Alsazia e una delle cantine più singolari di tutto il vigneto alsaziano. Siamo ad Andlau, a metà strada tra Strasburgo e Colmar, ai piedi dei Vosgi, su un terroir coltivato da oltre milleduecento anni, fin da quando i monaci dell'abbazia di Andlau vi piantarono le prime viti. La famiglia Kreydenweiss fa vino qui da tredici generazioni, dal XVIII secolo, ma la svolta arriva nel 1971, quando Marc Kreydenweiss prende in mano il domaine di famiglia e intraprende una trasformazione radicale: riduzione drastica delle rese, abbandono totale della chimica e, nel 1989, la conversione alla biodinamica, ben prima che diventasse una tendenza. Marc è un pioniere assoluto: fondatore e primo presidente di Biodyvin, il sindacato dei vignaioli biodinamici, tra i creatori dell'Union des Gens de Métier e tra gli artefici della denominazione Grand Cru alsaziana.

Nel 2008, dopo la tragica morte del figlio maggiore Maenfred, che con Marc aveva introdotto la biodinamica, il domaine passa nelle mani di Antoine Kreydenweiss, che oggi lo guida con la moglie Charlotte nella rigorosa continuità delle fondamenta paterne: stessa biodinamica, stesso rifiuto del compromesso, ma una sensibilità nuova rivolta all'espressione più diretta possibile dei terroir di Andlau. Con Antoine è arrivata anche la trazione animale: Sam, il primo cavallo comtois, e oggi due cavalli che lavorano i suoli delle parcelle più ripide.

I 13,5 ettari del domaine sono un concentrato di geologia: un geologo dell'Università di Strasburgo ha contato ad Andlau più di cinque sottosuoli diversi in due chilometri quadrati. Il domaine possiede quattro Grand Cru: il Kastelberg, sugli scisti neri di Steige, terroir del Riesling più maestoso e longevo; il Wiebelsberg, sull'arenaria rosa dei Vosgi, Riesling di finezza e precisione; il Moenchberg, su marne calcaree, il regno del Pinot Gris; e il Kirchberg de Barr. Accanto, i lieux-dits di Andlau come il Kritt, sulle argille ferruginose e il quarzo, e i coteaux di arenaria che danno cuvée come Au Dessus de la Loi. In cantina la tradizione è assoluta: pressature lente a grappoli interi, fermentazioni alcolica e malolattica con i soli lieviti indigeni, lunghi affinamenti sulle fecce in foudre di rovere, solforosa in dosi omeopatiche. Le etichette, dal 1989, portano ogni anno l'opera di un artista diverso.

Ne nascono grandi vini da invecchiamento di precisione e mineralità rare, riferimenti assoluti del Riesling e del Pinot Gris d'Alsazia: vivi, energici, eleganti. E accanto ai vini del domaine, dal 2014, la gamma Lune à Boire: cuvée conviviali nate dalla collaborazione con amici vignaioli biodinamici, "una storia che mescola la vita, l'umano, il vino, la luna e i magnifici terroir d'Alsazia". La biodinamica alsaziana nella sua forma più pura, da chi l'ha inventata.

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