Le Due Terre

Le Due Terre è una delle cantine più piccole e ricercate dei Colli Orientali del Friuli: appena cinque ettari a Prepotto, a meno di cinque minuti dal confine sloveno, per circa diciassettemila bottiglie l'anno. La fondano nel 1984 Flavio Basilicata, enologo con dieci anni di consulenze alle spalle, e la moglie Silvana Forte, oggi affiancati dalla figlia Cora, tornata in azienda dopo gli studi di enologia e un'esperienza in Toscana. Il nome racconta i due suoli divisi da una strada che la famiglia comprò all'inizio: argilla su un versante, marne sull'altro. In una terra famosa per i bianchi, Le Due Terre ha fatto la scelta più rara, scommettere sui rossi, puntando sui due autoctoni di Prepotto, lo Schioppettino e il Refosco, ai quali affianca un Pinot Nero tra i pochi davvero validi del Friuli e un Merlot ormai di casa da generazioni. In cantina la filosofia è radicale: fermentazioni spontanee con i soli lieviti indigeni, lunghe macerazioni sulle bucce anche per i bianchi, affinamenti in legno francese usato, e livelli di solforosa che sfidano l'enologia ortodossa. Vini schietti, longevi e profondi, di quella complessità che invita alla beva. 

Le Due Terre è una delle cantine più piccole e ricercate dei Colli Orientali del Friuli: appena cinque ettari a Prepotto, a meno di cinque minuti dal confine sloveno, per circa diciassettemila bottiglie l'anno. La fondano nel 1984 Flavio Basilicata, enologo con dieci anni di consulenze alle spalle, e la moglie Silvana Forte, oggi affiancati dalla figlia Cora, tornata in azienda dopo gli studi di enologia e un'esperienza in Toscana. Il nome racconta i due suoli divisi da una strada che la famiglia comprò all'inizio: argilla su un versante, marne sull'altro. In una terra famosa per i bianchi, Le Due Terre ha fatto la scelta più rara, scommettere sui rossi, puntando sui due autoctoni di Prepotto, lo Schioppettino e il Refosco, ai quali affianca un Pinot Nero tra i pochi davvero validi del Friuli e un Merlot ormai di casa da generazioni. In cantina la filosofia è radicale: fermentazioni spontanee con i soli lieviti indigeni, lunghe macerazioni sulle bucce anche per i bianchi, affinamenti in legno francese usato, e livelli di solforosa che sfidano l'enologia ortodossa. Vini schietti, longevi e profondi, di quella complessità che invita alla beva. 

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