Domaine Vincent Dauvissat
Il Domaine Vincent Dauvissat è, insieme a Raveneau, il vertice assoluto di Chablis: un mostro sacro della denominazione, le cui bottiglie sono contese in tutto il mondo e di fatto introvabili, assorbite in gran parte dai grandi ristoranti francesi. Le due dinastie sono peraltro imparentate: René Dauvissat e François Raveneau erano cognati, e per decenni hanno rappresentato insieme il faro qualitativo di una regione che usciva malconcia dalle guerre.
La storia comincia nel 1931, quando Robert Dauvissat, tra i pionieri assoluti dell'imbottigliamento in proprio a Chablis, inizia a vendere il vino con la propria etichetta, partendo da parcelle leggendarie come Les Clos e La Forest. Il figlio René costruisce negli anni Settanta la reputazione internazionale della casa, e Vincent, che da ragazzo sognava di fare il pastore, inizia al suo fianco nel 1976 per poi prendere le redini nel 1989. Oggi lavora con i figli Ghislain ed Etiennette: quarta generazione sulla stessa terra.
I 12 ettari del domaine sono un concentrato dei più grandi terroir di Chablis: i Grand Cru Les Clos e Les Preuses, i Premier Cru La Forest, Séchet e Vaillons, oltre allo Chablis village e al Petit Chablis. Vigne su colline di puro calcare kimmeridgiano, i suoli marno-argillosi del Giurassico superiore fitti di gusci d'ostrica fossili che danno agli Chablis la loro inconfondibile impronta marina. Dal 2002 tutto il domaine è condotto in biodinamica, senza rivendicare alcuna certificazione, con vendemmie manuali e rese bassissime.
In cantina la tradizione è assoluta: fermentazioni spontanee, in parte in vasche e in parte in legno, malolattica naturale, niente chiarifiche né bâtonnage, solo il freddo dell'inverno a precipitare i tartrati, pochissima solforosa. L'affinamento avviene come da sempre in botti di 6-8 anni, comprese le tradizionali feuillette di Chablis, per almeno un anno: "Il rovere è molto importante per lo Chablis", diceva René, "la sinergia di aria e legno aggiunge carattere; senza, lo Chablis è troppo duro, troppo austero". La filosofia di Vincent sta tutta in quattro parole: "il terroir fa tutto".
Ne nascono Chablis di purezza e tensione assolute: vini compatti, vibranti, salini, tra ostrica, agrumi e pietra, godibili in gioventù ma dalla longevità pressoché infinita. Riferimenti per intere generazioni di vignaioli, e una fortuna per chi riesce a metterne in cantina.
Il Domaine Vincent Dauvissat è, insieme a Raveneau, il vertice assoluto di Chablis: un mostro sacro della denominazione, le cui bottiglie sono contese in tutto il mondo e di fatto introvabili, assorbite in gran parte dai grandi ristoranti francesi. Le due dinastie sono peraltro imparentate: René Dauvissat e François Raveneau erano cognati, e per decenni hanno rappresentato insieme il faro qualitativo di una regione che usciva malconcia dalle guerre.
La storia comincia nel 1931, quando Robert Dauvissat, tra i pionieri assoluti dell'imbottigliamento in proprio a Chablis, inizia a vendere il vino con la propria etichetta, partendo da parcelle leggendarie come Les Clos e La Forest. Il figlio René costruisce negli anni Settanta la reputazione internazionale della casa, e Vincent, che da ragazzo sognava di fare il pastore, inizia al suo fianco nel 1976 per poi prendere le redini nel 1989. Oggi lavora con i figli Ghislain ed Etiennette: quarta generazione sulla stessa terra.
I 12 ettari del domaine sono un concentrato dei più grandi terroir di Chablis: i Grand Cru Les Clos e Les Preuses, i Premier Cru La Forest, Séchet e Vaillons, oltre allo Chablis village e al Petit Chablis. Vigne su colline di puro calcare kimmeridgiano, i suoli marno-argillosi del Giurassico superiore fitti di gusci d'ostrica fossili che danno agli Chablis la loro inconfondibile impronta marina. Dal 2002 tutto il domaine è condotto in biodinamica, senza rivendicare alcuna certificazione, con vendemmie manuali e rese bassissime.
In cantina la tradizione è assoluta: fermentazioni spontanee, in parte in vasche e in parte in legno, malolattica naturale, niente chiarifiche né bâtonnage, solo il freddo dell'inverno a precipitare i tartrati, pochissima solforosa. L'affinamento avviene come da sempre in botti di 6-8 anni, comprese le tradizionali feuillette di Chablis, per almeno un anno: "Il rovere è molto importante per lo Chablis", diceva René, "la sinergia di aria e legno aggiunge carattere; senza, lo Chablis è troppo duro, troppo austero". La filosofia di Vincent sta tutta in quattro parole: "il terroir fa tutto".
Ne nascono Chablis di purezza e tensione assolute: vini compatti, vibranti, salini, tra ostrica, agrumi e pietra, godibili in gioventù ma dalla longevità pressoché infinita. Riferimenti per intere generazioni di vignaioli, e una fortuna per chi riesce a metterne in cantina.