Fiona Leroy
Il Domaine Fiona Leroy è una delle storie più belle della nuova Borgogna: nato, come racconta lei stessa, "da una sete di libertà e indipendenza, alle prime nevi del dicembre 2017". Fiona è nata nella banlieue parigina e nulla la predestinava a diventare vignaiola, tranne una cosa: il nonno, che senza saperlo le ha trasmesso l'amore per il lavoro della terra, e al quale oggi dedica tutti i suoi vini. Il destino la porta in Borgogna a studiare enologia e viticoltura, poi uno stage da Génot-Boulanger a Meursault e soprattutto l'esperienza al Domaine des Rouges Queues a Maranges, che risuona come una rivelazione: una filosofia rivolta al vivente e alla sua tutela, lontana dagli standard.
Innamorata dei dolci paesaggi collinari delle Maranges, l'estremità sud della Côte de Beaune, Fiona trova la sua occasione: un piccolissimo domaine di 2,70 ettari, mezzo arroccato su una collina nel villaggio di Dezize-lès-Maranges, "frutto di incontri umani rari, di un lavoro accanito e di una buona stella". Qui coltiva Pinot Noir, Chardonnay e Aligoté in agricoltura biologica certificata, completata da preparazioni biodinamiche (corno letame, silice) e da un lavoro che segue per quanto possibile i ritmi lunari e planetari. Fermamente contraria all'agricoltura produttivista e ai vini standardizzati, cerca una viticoltura di "buon senso": niente fertilizzanti, diserbanti o pesticidi di sintesi, potatura Guyot-Poussard su tutto il domaine per rispettare i flussi di linfa delle piante, e ogni lavoro fatto a mano, con la forza delle proprie braccia: nessuna macchina sostituisce la precisione della mano e il giudizio dell'occhio.
In cantina, nessun artificio: i bianchi vengono pressati appena arrivati, sfecciati e scesi per gravità in cantina, dove proseguono le fermentazioni in fûts di rovere; i rossi fermentano in vasca e vengono poi travasati in botte per gravità. Nessun fût nuovo, né per i bianchi né per i rossi. Ogni parcella ha la sua identità e viene accompagnata separatamente, dal Bourgogne Rouge Les Foultières al Maranges blanc Au Chêne, fino all'Hautes-Côtes de Beaune Les Champs Rigets e all'Aligoté.
Il risultato sono vini che spiazzano chi è abituato alla Borgogna ingessata: puri, espressivi, golosi, dal frutto vivo incorniciato da una freschezza perfettamente dosata, digestissimi e irresistibili. Vini di spontaneità e charme, da bere sul frutto con gioia: la Borgogna libera di una vignaiola che si è costruita tutto da sola.
Il Domaine Fiona Leroy è una delle storie più belle della nuova Borgogna: nato, come racconta lei stessa, "da una sete di libertà e indipendenza, alle prime nevi del dicembre 2017". Fiona è nata nella banlieue parigina e nulla la predestinava a diventare vignaiola, tranne una cosa: il nonno, che senza saperlo le ha trasmesso l'amore per il lavoro della terra, e al quale oggi dedica tutti i suoi vini. Il destino la porta in Borgogna a studiare enologia e viticoltura, poi uno stage da Génot-Boulanger a Meursault e soprattutto l'esperienza al Domaine des Rouges Queues a Maranges, che risuona come una rivelazione: una filosofia rivolta al vivente e alla sua tutela, lontana dagli standard.
Innamorata dei dolci paesaggi collinari delle Maranges, l'estremità sud della Côte de Beaune, Fiona trova la sua occasione: un piccolissimo domaine di 2,70 ettari, mezzo arroccato su una collina nel villaggio di Dezize-lès-Maranges, "frutto di incontri umani rari, di un lavoro accanito e di una buona stella". Qui coltiva Pinot Noir, Chardonnay e Aligoté in agricoltura biologica certificata, completata da preparazioni biodinamiche (corno letame, silice) e da un lavoro che segue per quanto possibile i ritmi lunari e planetari. Fermamente contraria all'agricoltura produttivista e ai vini standardizzati, cerca una viticoltura di "buon senso": niente fertilizzanti, diserbanti o pesticidi di sintesi, potatura Guyot-Poussard su tutto il domaine per rispettare i flussi di linfa delle piante, e ogni lavoro fatto a mano, con la forza delle proprie braccia: nessuna macchina sostituisce la precisione della mano e il giudizio dell'occhio.
In cantina, nessun artificio: i bianchi vengono pressati appena arrivati, sfecciati e scesi per gravità in cantina, dove proseguono le fermentazioni in fûts di rovere; i rossi fermentano in vasca e vengono poi travasati in botte per gravità. Nessun fût nuovo, né per i bianchi né per i rossi. Ogni parcella ha la sua identità e viene accompagnata separatamente, dal Bourgogne Rouge Les Foultières al Maranges blanc Au Chêne, fino all'Hautes-Côtes de Beaune Les Champs Rigets e all'Aligoté.
Il risultato sono vini che spiazzano chi è abituato alla Borgogna ingessata: puri, espressivi, golosi, dal frutto vivo incorniciato da una freschezza perfettamente dosata, digestissimi e irresistibili. Vini di spontaneità e charme, da bere sul frutto con gioia: la Borgogna libera di una vignaiola che si è costruita tutto da sola.