Chianti Classico

Tra Firenze e Siena, sulle colline che salgono dai 250 ai 700 metri, esiste un territorio che produce vino da prima che qualcuno pensasse di regolamentarlo. Fu il Granduca Cosimo III de' Medici a delimitarne i confini per legge nel 1716 — il primo atto di tutela territoriale del vino nella storia del mondo, quasi tre secoli prima che la parola "terroir" diventasse di moda. Il Gallo Nero, simbolo del Consorzio fondato nel 1924, anch'esso il primo in Italia, presidiava già queste colline quando in Francia si cominciava appena a parlare di denominazioni.

La complessità pedologica è straordinaria: galestro e alberese tra Radda e Castellina danno vini di tensione minerale e struttura austera; verso Greve i terreni più profondi producono vini floreali e fragranti; a sud, intorno a Gaiole e Castelnuovo Berardenga, suoli argillosi e clima più mite danno vini caldi e avvolgenti. Tre anime diverse che condividono un unico denominatore: il Sangiovese, vitigno capace di leggere il suolo e tradurlo in bottiglia con fedeltà quasi cartografica.

Il disciplinare prevede tre tipologie — annata, Riserva e Gran Selezione — con affinamenti minimi crescenti di 12, 24 e 30 mesi. Più il vino invecchia, più il Sangiovese rivela la sua vocazione alla longevità: la tannicità austera si ammorbidisce, le note fruttate evolvono verso spezie, tabacco e sottobosco. Oggi il 61% delle aziende è certificata biologica, con un ulteriore 9% in conversione: numeri che fanno del Chianti Classico uno dei territori vinicoli più impegnati nella sostenibilità a livello mondiale.

Tra Firenze e Siena, sulle colline che salgono dai 250 ai 700 metri, esiste un territorio che produce vino da prima che qualcuno pensasse di regolamentarlo. Fu il Granduca Cosimo III de' Medici a delimitarne i confini per legge nel 1716 — il primo atto di tutela territoriale del vino nella storia del mondo, quasi tre secoli prima che la parola "terroir" diventasse di moda. Il Gallo Nero, simbolo del Consorzio fondato nel 1924, anch'esso il primo in Italia, presidiava già queste colline quando in Francia si cominciava appena a parlare di denominazioni.

La complessità pedologica è straordinaria: galestro e alberese tra Radda e Castellina danno vini di tensione minerale e struttura austera; verso Greve i terreni più profondi producono vini floreali e fragranti; a sud, intorno a Gaiole e Castelnuovo Berardenga, suoli argillosi e clima più mite danno vini caldi e avvolgenti. Tre anime diverse che condividono un unico denominatore: il Sangiovese, vitigno capace di leggere il suolo e tradurlo in bottiglia con fedeltà quasi cartografica.

Il disciplinare prevede tre tipologie — annata, Riserva e Gran Selezione — con affinamenti minimi crescenti di 12, 24 e 30 mesi. Più il vino invecchia, più il Sangiovese rivela la sua vocazione alla longevità: la tannicità austera si ammorbidisce, le note fruttate evolvono verso spezie, tabacco e sottobosco. Oggi il 61% delle aziende è certificata biologica, con un ulteriore 9% in conversione: numeri che fanno del Chianti Classico uno dei territori vinicoli più impegnati nella sostenibilità a livello mondiale.

17 produits