Pian dell'Orino

Caroline Pobitzer arriva a Montalcino dall'Alto Adige nel 1997, con le idee già chiare. Prima di trasferirsi aveva gestito la proprietà di famiglia, un castello rinascimentale ai cui piedi cresceva una delle viti più antiche d'Europa — oltre seicento anni. Quando acquista i terreni a Pian dell'Orino, a due passi dal Greppo dei Biondi Santi, porta con sé quella stessa attenzione istintiva per la vigna come organismo vivente. Il consulente che chiama è Jan Hendrik Erbach, enologo e agronomo tedesco formatosi all'Accademia di Geisenheim e affinato in Francia con anni di viticoltura naturale. Il rapporto professionale diventa presto altro, e oggi i due conducono insieme l'azienda con la stessa visione con cui hanno cominciato.

I vigneti sono 6 ettari in biodinamica dal 2003, coltivati con tisane di ortica, equiseto e achillea, preparati biodinamici, inerbimento spontaneo e lavorazione della terra durante tutto l'anno. L'unico vitigno è il Sangiovese Grosso, il Brunello: tutto il lavoro dell'azienda è concentrato su un solo vitigno, in un solo luogo, con una sola idea. In cantina — un cilindro parzialmente incastonato nella collina, costruito per la lavorazione per caduta senza pompe — fermentazioni spontanee, lunghe macerazioni, botti grandi di rovere, nessun additivo, nessun lievito selezionato. La filosofia di Jan è diretta: "la cantina c'entra poco o tanto a seconda di che uva ci porti dentro". Il vino si fa in vigna. La cantina si limita a non rovinarlo.

Il risultato sono Brunelli di grande profondità e carattere classico — austeri, fruttati, sapidi, con tannini che chiedono tempo ma ripagano l'attesa. Il Rosso di Montalcino segue la stessa strada, con meno legno e più immediatezza. Pian dell'Orino è una piccola azienda che in pochi anni è diventata un riferimento per chi cerca il Brunello nella sua versione più autentica e meno mediata.

Caroline Pobitzer arriva a Montalcino dall'Alto Adige nel 1997, con le idee già chiare. Prima di trasferirsi aveva gestito la proprietà di famiglia, un castello rinascimentale ai cui piedi cresceva una delle viti più antiche d'Europa — oltre seicento anni. Quando acquista i terreni a Pian dell'Orino, a due passi dal Greppo dei Biondi Santi, porta con sé quella stessa attenzione istintiva per la vigna come organismo vivente. Il consulente che chiama è Jan Hendrik Erbach, enologo e agronomo tedesco formatosi all'Accademia di Geisenheim e affinato in Francia con anni di viticoltura naturale. Il rapporto professionale diventa presto altro, e oggi i due conducono insieme l'azienda con la stessa visione con cui hanno cominciato.

I vigneti sono 6 ettari in biodinamica dal 2003, coltivati con tisane di ortica, equiseto e achillea, preparati biodinamici, inerbimento spontaneo e lavorazione della terra durante tutto l'anno. L'unico vitigno è il Sangiovese Grosso, il Brunello: tutto il lavoro dell'azienda è concentrato su un solo vitigno, in un solo luogo, con una sola idea. In cantina — un cilindro parzialmente incastonato nella collina, costruito per la lavorazione per caduta senza pompe — fermentazioni spontanee, lunghe macerazioni, botti grandi di rovere, nessun additivo, nessun lievito selezionato. La filosofia di Jan è diretta: "la cantina c'entra poco o tanto a seconda di che uva ci porti dentro". Il vino si fa in vigna. La cantina si limita a non rovinarlo.

Il risultato sono Brunelli di grande profondità e carattere classico — austeri, fruttati, sapidi, con tannini che chiedono tempo ma ripagano l'attesa. Il Rosso di Montalcino segue la stessa strada, con meno legno e più immediatezza. Pian dell'Orino è una piccola azienda che in pochi anni è diventata un riferimento per chi cerca il Brunello nella sua versione più autentica e meno mediata.

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