Monte Maletto

Monte Maletto è una delle voci più brillanti della rinascita di Carema, il minuscolo e spettacolare anfiteatro di Nebbiolo di montagna all'imbocco della Valle d'Aosta. La storia di Gian Marco Viano è quella di una vocazione: partito come sommelier in ristoranti stellati — passando anche dalla sala di Cannavacciuolo — nel 2015 ha lasciato tutto per la vigna, innamorato di quella che Mario Soldati descriveva come la "città-vigneto", dove le viti si arrampicano tra gli orti del borgo medievale fino alle pendici del Monte Maletto, la montagna che dà il nome all'azienda. Un percorso che non è passato inosservato: la 50 Best lo ha indicato tra i 35 giovani al mondo che cambieranno il futuro della gastronomia e dell'agricoltura.

Quando Gian Marco è arrivato, la DOC — nata nel 1967 — contava di fatto due sole cantine di riferimento. Dal 2015 in avanti una nuova generazione di vignaioli ha iniziato a recuperare i vigneti abbandonati, e Monte Maletto ne è tra i protagonisti: le sue vigne sono ubicate nelle zone più impervie e meglio esposte della denominazione, su terreni di origine alluvionale e morenica ricchi di silicio, sorrette dai muretti a secco e allevate sulle antiche pergole alte caremesi. I vitigni sono quelli della tradizione: il Nebbiolo nei biotipi locali Picotendro e Pugnet, il raro Ner d'Ala, e l'Erbaluce coltivato a Parella, nel Canavese.

La filosofia è di purezza, semplicità e rispetto del territorio: viticoltura sana e manuale, fermentazioni con lieviti indigeni, affinamenti pazienti in legni usati ed esausti — barrique e tonneaux che hanno anche quindici anni di vita — senza forzature né mode. I suoi rossi si distinguono dalle Langhe per una struttura slanciata, colori scarichi, acidità vibranti e una componente speziata magnetica: dal carattere ossuto e dritto del Carema "Sole e Roccia" — omaggio dichiarato a Soldati e al suo vino "dal gusto di sole e di roccia" — alla complessità succosa del cru Vigna Mazzony, fino alla mineralità tesa dell'Erbaluce "Vecchie Tonneaux". Una cantina d'autore che rimette al centro il legame tra uomo, vitigno e montagna.

Monte Maletto è una delle voci più brillanti della rinascita di Carema, il minuscolo e spettacolare anfiteatro di Nebbiolo di montagna all'imbocco della Valle d'Aosta. La storia di Gian Marco Viano è quella di una vocazione: partito come sommelier in ristoranti stellati — passando anche dalla sala di Cannavacciuolo — nel 2015 ha lasciato tutto per la vigna, innamorato di quella che Mario Soldati descriveva come la "città-vigneto", dove le viti si arrampicano tra gli orti del borgo medievale fino alle pendici del Monte Maletto, la montagna che dà il nome all'azienda. Un percorso che non è passato inosservato: la 50 Best lo ha indicato tra i 35 giovani al mondo che cambieranno il futuro della gastronomia e dell'agricoltura.

Quando Gian Marco è arrivato, la DOC — nata nel 1967 — contava di fatto due sole cantine di riferimento. Dal 2015 in avanti una nuova generazione di vignaioli ha iniziato a recuperare i vigneti abbandonati, e Monte Maletto ne è tra i protagonisti: le sue vigne sono ubicate nelle zone più impervie e meglio esposte della denominazione, su terreni di origine alluvionale e morenica ricchi di silicio, sorrette dai muretti a secco e allevate sulle antiche pergole alte caremesi. I vitigni sono quelli della tradizione: il Nebbiolo nei biotipi locali Picotendro e Pugnet, il raro Ner d'Ala, e l'Erbaluce coltivato a Parella, nel Canavese.

La filosofia è di purezza, semplicità e rispetto del territorio: viticoltura sana e manuale, fermentazioni con lieviti indigeni, affinamenti pazienti in legni usati ed esausti — barrique e tonneaux che hanno anche quindici anni di vita — senza forzature né mode. I suoi rossi si distinguono dalle Langhe per una struttura slanciata, colori scarichi, acidità vibranti e una componente speziata magnetica: dal carattere ossuto e dritto del Carema "Sole e Roccia" — omaggio dichiarato a Soldati e al suo vino "dal gusto di sole e di roccia" — alla complessità succosa del cru Vigna Mazzony, fino alla mineralità tesa dell'Erbaluce "Vecchie Tonneaux". Una cantina d'autore che rimette al centro il legame tra uomo, vitigno e montagna.

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