Domaine Vincey

Domaine Vincey è una delle realtà più emozionanti della nuova Champagne, e ha una missione dichiarata: riportare Oger al posto che merita. Oger è un Grand Cru della Côte des Blancs, incastonato tra i celebri Avize e Le Mesnil-sur-Oger, ma per decenni è rimasto nell'ombra dei vicini a causa della sua lunga tradizione cooperativa: qui quasi tutti i vignaioli conferivano l'uva alla cantina sociale, e il nome del villaggio non compariva quasi mai in etichetta. Quentin Vincey, ottava generazione di una famiglia di vignaioli di Oger, ha deciso di cambiare questa storia insieme alla compagna Marine: arrivato in azienda nel 2010, nel 2014 ha lasciato la cooperativa e ha firmato la prima annata, uscita con un nome che era tutto un programma, "La Première".

Il domaine conta circa otto ettari, in gran parte nel cuore di Oger, con qualche parcella a Le Mesnil-sur-Oger e nei villaggi vicini, e un tesoro prezioso: vecchie vigne di Chardonnay in selezione massale, alcune piantate già negli anni Trenta, su pochi centimetri di argilla poggiati sul gesso cretaceo della Côte des Blancs. Le vigne sono in conversione verso l'agricoltura biologica e biodinamica, lavorate con preparati a base di piante, cavalli e pecore tra i filari; molte preparazioni nascono allo Château de Renneville, una tenuta del Seicento che Quentin e Marine hanno trasformato in un vero laboratorio di vita, tra animali, alberi e coltivazioni.

Quentin ha lavorato con Anselme Selosse, il vignaiolo più influente della Champagne moderna, e da lui ha preso la mano leggera e il rifiuto della tecnologia superflua. Come Selosse, vendemmia più tardi della media, cercando uve davvero mature. In cantina lavora solo con il legno: le uve vengono pressate in un tradizionale torchio da 4.000 chili, i mosti scendono per gravità nella profonda cantina a volta, quella disegnata sulle etichette, fermentano con i lieviti indigeni e affinano in botti costruite anche con legno della zona. Poi lunghi riposi sui lieviti, spesso sotto tappo di sughero, remuage e sboccatura a mano, nessuna chiarifica né filtrazione e dosaggi nulli o minimi. Per alcune cuvée Quentin si spinge oltre, con il tirage au moût: la presa di spuma innescata dal mosto della vendemmia successiva, così che lieviti e zuccheri vengano interamente dalle sue uve. Ogni retroetichetta riporta tutto, dal numero di bottiglie alle date di tiraggio e sboccatura, fino alla solforosa totale.

Ne nascono Blanc de Blancs di purezza, profondità e grande espressione minerale, prodotti in poche migliaia di bottiglie e già contesi dagli appassionati: dall'Oger Grand Cru, lettura d'insieme del villaggio, alle singole parcelle come Le Grand Jardin, fino al nuovo Grauves, il primo Premier Cru della casa, più fresco e teso. Richard Juhlin l'ha definito uno dei vignaioli più caldi della Champagne di oggi: la rinascita di un Grand Cru, bottiglia dopo bottiglia.

Domaine Vincey è una delle realtà più emozionanti della nuova Champagne, e ha una missione dichiarata: riportare Oger al posto che merita. Oger è un Grand Cru della Côte des Blancs, incastonato tra i celebri Avize e Le Mesnil-sur-Oger, ma per decenni è rimasto nell'ombra dei vicini a causa della sua lunga tradizione cooperativa: qui quasi tutti i vignaioli conferivano l'uva alla cantina sociale, e il nome del villaggio non compariva quasi mai in etichetta. Quentin Vincey, ottava generazione di una famiglia di vignaioli di Oger, ha deciso di cambiare questa storia insieme alla compagna Marine: arrivato in azienda nel 2010, nel 2014 ha lasciato la cooperativa e ha firmato la prima annata, uscita con un nome che era tutto un programma, "La Première".

Il domaine conta circa otto ettari, in gran parte nel cuore di Oger, con qualche parcella a Le Mesnil-sur-Oger e nei villaggi vicini, e un tesoro prezioso: vecchie vigne di Chardonnay in selezione massale, alcune piantate già negli anni Trenta, su pochi centimetri di argilla poggiati sul gesso cretaceo della Côte des Blancs. Le vigne sono in conversione verso l'agricoltura biologica e biodinamica, lavorate con preparati a base di piante, cavalli e pecore tra i filari; molte preparazioni nascono allo Château de Renneville, una tenuta del Seicento che Quentin e Marine hanno trasformato in un vero laboratorio di vita, tra animali, alberi e coltivazioni.

Quentin ha lavorato con Anselme Selosse, il vignaiolo più influente della Champagne moderna, e da lui ha preso la mano leggera e il rifiuto della tecnologia superflua. Come Selosse, vendemmia più tardi della media, cercando uve davvero mature. In cantina lavora solo con il legno: le uve vengono pressate in un tradizionale torchio da 4.000 chili, i mosti scendono per gravità nella profonda cantina a volta, quella disegnata sulle etichette, fermentano con i lieviti indigeni e affinano in botti costruite anche con legno della zona. Poi lunghi riposi sui lieviti, spesso sotto tappo di sughero, remuage e sboccatura a mano, nessuna chiarifica né filtrazione e dosaggi nulli o minimi. Per alcune cuvée Quentin si spinge oltre, con il tirage au moût: la presa di spuma innescata dal mosto della vendemmia successiva, così che lieviti e zuccheri vengano interamente dalle sue uve. Ogni retroetichetta riporta tutto, dal numero di bottiglie alle date di tiraggio e sboccatura, fino alla solforosa totale.

Ne nascono Blanc de Blancs di purezza, profondità e grande espressione minerale, prodotti in poche migliaia di bottiglie e già contesi dagli appassionati: dall'Oger Grand Cru, lettura d'insieme del villaggio, alle singole parcelle come Le Grand Jardin, fino al nuovo Grauves, il primo Premier Cru della casa, più fresco e teso. Richard Juhlin l'ha definito uno dei vignaioli più caldi della Champagne di oggi: la rinascita di un Grand Cru, bottiglia dopo bottiglia.

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