Tenuta Buon Tempo
Tenuta Buon Tempo si trova a Castelnuovo dell'Abate, l'angolo sud-orientale di Montalcino protetto dai venti freddi dal cono dell'Amiata, una delle quattro sottozone storiche del Brunello di Montalcino e quella che custodisce alcuni dei nomi più riconosciuti della denominazione. La proprietà è di Per Landin, svedese che dopo una carriera nella finanza ha scelto di diventare vigneron, prima a Bordeaux nel 2005 e poi qui a Montalcino dieci anni dopo, rilevando la storica Tenuta Oliveto della famiglia Machetti. Sono ventotto ettari di vigne, ulivi e bosco che scendono verso il fiume Orcia, condotti da Alberto Machetti insieme agli enologi Attilio Pagli e Stefano Bartolomei. I vigneti più antichi risalgono alla metà degli anni Novanta, si estendono tra i duecento e i trecentocinquanta metri di altitudine su suoli calcareo-argillosi della Formazione di Sillano, con elevata presenza di scheletro. La conversione biologica è stata avviata nel 2018 e certificata a partire dall'annata 2021, dopo alcuni anni di test che hanno mostrato un miglioramento concreto nella qualità delle uve e nella vitalità dei suoli. Nel 2018 sono stati aggiunti due ettari sul versante nord di Montalcino, sulla collina di Montosoli, una sottozona di tradizione altissima dai suoli più argillosi: un secondo terroir per dare ai vini un'altra chiave di lettura. Una sola uva, il Sangiovese Grosso, vinificata con lieviti indigeni e affinata cercando il suolo, non il legno: cemento non vetrificato e botti grandi di rovere esausto per il Rosso, tini di legno non termocondizionati e botti grandi di rovere austriaco per il Brunello. Vini diretti e misurati, che leggono Castelnuovo dell'Abate senza filtri.
Tenuta Buon Tempo si trova a Castelnuovo dell'Abate, l'angolo sud-orientale di Montalcino protetto dai venti freddi dal cono dell'Amiata, una delle quattro sottozone storiche del Brunello di Montalcino e quella che custodisce alcuni dei nomi più riconosciuti della denominazione. La proprietà è di Per Landin, svedese che dopo una carriera nella finanza ha scelto di diventare vigneron, prima a Bordeaux nel 2005 e poi qui a Montalcino dieci anni dopo, rilevando la storica Tenuta Oliveto della famiglia Machetti. Sono ventotto ettari di vigne, ulivi e bosco che scendono verso il fiume Orcia, condotti da Alberto Machetti insieme agli enologi Attilio Pagli e Stefano Bartolomei. I vigneti più antichi risalgono alla metà degli anni Novanta, si estendono tra i duecento e i trecentocinquanta metri di altitudine su suoli calcareo-argillosi della Formazione di Sillano, con elevata presenza di scheletro. La conversione biologica è stata avviata nel 2018 e certificata a partire dall'annata 2021, dopo alcuni anni di test che hanno mostrato un miglioramento concreto nella qualità delle uve e nella vitalità dei suoli. Nel 2018 sono stati aggiunti due ettari sul versante nord di Montalcino, sulla collina di Montosoli, una sottozona di tradizione altissima dai suoli più argillosi: un secondo terroir per dare ai vini un'altra chiave di lettura. Una sola uva, il Sangiovese Grosso, vinificata con lieviti indigeni e affinata cercando il suolo, non il legno: cemento non vetrificato e botti grandi di rovere esausto per il Rosso, tini di legno non termocondizionati e botti grandi di rovere austriaco per il Brunello. Vini diretti e misurati, che leggono Castelnuovo dell'Abate senza filtri.