Tra Mâcon e Lione, dove la Borgogna finisce e il Rodano comincia, si estende per cinquanta chilometri di colline una delle regioni vitivinicole più fraintese e più affascinanti di Francia. Il Beaujolais ha pagato per decenni lo scotto del Nouveau: il vino della festa, del terzo giovedì di novembre, dell'etichetta festosa. Ma dietro quell'immagine si nasconde un territorio di straordinaria complessità geologica, dove il Gamay — bandito dalla Borgogna nel 1395 da Filippo l'Ardito per la sua eccessiva produttività — ha trovato la sua terra promessa.
Il segreto sta nel sottosuolo. Nella parte settentrionale, dove sorgono i dieci crus, il terreno è fatto di graniti rosa, scisti, quarzi e porfidi: rocce antiche, povere, drenanti, che costringono le radici a scavare in profondità e il vino a guadagnarsi ogni grado di complessità. Da questo stesso vitigno, su suoli così diversi, nascono vini che non si assomigliano: il Morgon profondo e quasi borgognone, il Fleurie floreale e soave, il Moulin-à-Vent austero e longevo. Dieci crus, dieci personalità, un solo vitigno.
Vini che non cercano l'effetto immediato, ma che restituiscono la voce precisa del posto da cui vengono.
Tra Mâcon e Lione, dove la Borgogna finisce e il Rodano comincia, si estende per cinquanta chilometri di colline una delle regioni vitivinicole più fraintese e più affascinanti di Francia. Il Beaujolais ha pagato per decenni lo scotto del Nouveau: il vino della festa, del terzo giovedì di novembre, dell'etichetta festosa. Ma dietro quell'immagine si nasconde un territorio di straordinaria complessità geologica, dove il Gamay — bandito dalla Borgogna nel 1395 da Filippo l'Ardito per la sua eccessiva produttività — ha trovato la sua terra promessa.
Il segreto sta nel sottosuolo. Nella parte settentrionale, dove sorgono i dieci crus, il terreno è fatto di graniti rosa, scisti, quarzi e porfidi: rocce antiche, povere, drenanti, che costringono le radici a scavare in profondità e il vino a guadagnarsi ogni grado di complessità. Da questo stesso vitigno, su suoli così diversi, nascono vini che non si assomigliano: il Morgon profondo e quasi borgognone, il Fleurie floreale e soave, il Moulin-à-Vent austero e longevo. Dieci crus, dieci personalità, un solo vitigno.
Vini che non cercano l'effetto immediato, ma che restituiscono la voce precisa del posto da cui vengono.