Valli Unite

 

Valli Unite è molto più di una cantina: è un'utopia contadina diventata realtà. Nasce nel 1981 a Costa Vescovato, sui Colli Tortonesi, in provincia di Alessandria, dalla scelta controcorrente di tre giovani contadini, Ottavio, Enrico e Cesare, di non inseguire il mito della città e della fabbrica ma di restare in campagna, quando tutti i loro coetanei se ne andavano lasciando le terre incolte. Cominciarono mettendo insieme le vigne di famiglia e costruendo una stalla con materiali di recupero, per avere il concime organico con cui ingrassare campi e vigneti in un ciclo chiuso, e presero in gestione un alpeggio in montagna. Attorno a quella scelta si è raccolta negli anni una comunità: oggi la cooperativa agricola di lavoratori è un nucleo di una trentina di persone arrivate da terre ed esperienze diverse, che vivono di agricoltura e applicano un'economia cooperante e alternativa, dando il proprio contributo alle reti di economia solidale e ai progetti sociali.

Sono 100 ettari condotti in biologico fin dal 1981, un vero ecosistema in armonia con la natura: accanto ai 22 ettari di vigna ci sono l'allevamento di bovini di razza piemontese e di suini, i cereali trasformati in farine, il miele, i formaggi, i salumi e persino un ristorante. Il concime viene dalla stalla, i sovesci di leguminose nutrono i suoli, la difesa della vite si limita a zolfo, rame e piretro, e in vigna si lavora a mano. I vitigni sono quelli autoctoni dei Colli Tortonesi: Barbera, Croatina, Dolcetto, Cortese e il grande Timorasso, su suoli argillo-limosi tra i 300 e i 350 metri.

In cantina la svolta è arrivata nel 2006, quando la cooperativa si è affacciata al vino naturale riducendo progressivamente gli interventi, fino ad arrivare nel 2013, con il coordinamento del giovane Alessandro Poretti, a lavorare completamente con fermentazioni spontanee, nessun lievito selezionato e nessuna aggiunta di prodotti pur permessi dal biologico, se non quantità minime di solfiti, e per molti rossi nessuna. Vini che aspirano a essere un liquido vivo e in continua evoluzione: non vini tecnici, ma vini veri, che esprimono lo scambio tra la terra, il cielo e chi la lavora.

Ne nascono bottiglie sincere, contadine e di grande beva, con nomi che raccontano il paese e la sua lingua, dal Cortese Ciapè al Dolcetto Diogene, dalle Barbera al Timorasso. Un'enclave naturale sui Colli Tortonesi, e un esempio di come un altro modo di fare agricoltura sia possibile da oltre quarant'anni.

 

Valli Unite è molto più di una cantina: è un'utopia contadina diventata realtà. Nasce nel 1981 a Costa Vescovato, sui Colli Tortonesi, in provincia di Alessandria, dalla scelta controcorrente di tre giovani contadini, Ottavio, Enrico e Cesare, di non inseguire il mito della città e della fabbrica ma di restare in campagna, quando tutti i loro coetanei se ne andavano lasciando le terre incolte. Cominciarono mettendo insieme le vigne di famiglia e costruendo una stalla con materiali di recupero, per avere il concime organico con cui ingrassare campi e vigneti in un ciclo chiuso, e presero in gestione un alpeggio in montagna. Attorno a quella scelta si è raccolta negli anni una comunità: oggi la cooperativa agricola di lavoratori è un nucleo di una trentina di persone arrivate da terre ed esperienze diverse, che vivono di agricoltura e applicano un'economia cooperante e alternativa, dando il proprio contributo alle reti di economia solidale e ai progetti sociali.

Sono 100 ettari condotti in biologico fin dal 1981, un vero ecosistema in armonia con la natura: accanto ai 22 ettari di vigna ci sono l'allevamento di bovini di razza piemontese e di suini, i cereali trasformati in farine, il miele, i formaggi, i salumi e persino un ristorante. Il concime viene dalla stalla, i sovesci di leguminose nutrono i suoli, la difesa della vite si limita a zolfo, rame e piretro, e in vigna si lavora a mano. I vitigni sono quelli autoctoni dei Colli Tortonesi: Barbera, Croatina, Dolcetto, Cortese e il grande Timorasso, su suoli argillo-limosi tra i 300 e i 350 metri.

In cantina la svolta è arrivata nel 2006, quando la cooperativa si è affacciata al vino naturale riducendo progressivamente gli interventi, fino ad arrivare nel 2013, con il coordinamento del giovane Alessandro Poretti, a lavorare completamente con fermentazioni spontanee, nessun lievito selezionato e nessuna aggiunta di prodotti pur permessi dal biologico, se non quantità minime di solfiti, e per molti rossi nessuna. Vini che aspirano a essere un liquido vivo e in continua evoluzione: non vini tecnici, ma vini veri, che esprimono lo scambio tra la terra, il cielo e chi la lavora.

Ne nascono bottiglie sincere, contadine e di grande beva, con nomi che raccontano il paese e la sua lingua, dal Cortese Ciapè al Dolcetto Diogene, dalle Barbera al Timorasso. Un'enclave naturale sui Colli Tortonesi, e un esempio di come un altro modo di fare agricoltura sia possibile da oltre quarant'anni.

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