Matassa

La storia di Domaine Matassa inizia nel modo più improbabile possibile: una prima annata vinificata nel salotto di casa, nel 2003, da un neozelandese cresciuto in Sudafrica che non aveva nessuna intenzione di restare in Francia. Tom Lubbe era arrivato a Calce — un villaggio di trecento anime ai piedi dei Pirenei — per un stage di tre mesi da Gérard Gauby, leggendario pioniere del Roussillon. Gauby lo invitò a restare per altre tre vendemmie. Nel frattempo Tom conobbe Nathalie, sorella di Gérard, la sposò, ebbero figli, e il ritorno in Sudafrica non arrivò mai. Gauby, quasi in segno di riparazione, gli regalò nel 2004 la sua vecchia cantina. Da lì in poi, Matassa.

Oggi l'azienda conta 20 ettari di vigneti distribuiti tra Calce e i dintorni di Estagel, sul territorio del Mas Ferriol, immersi nella macchia mediterranea a quote tra i 350 e i 600 metri. Le vigne hanno tra i 60 e i 120 anni, piantumate spesso in sesto promiscuo con varietà diverse sullo stesso appezzamento — Macabeu, Grenache Gris, Muscat d'Alexandrie, Muscat à petits grains per i bianchi; Carignan, Lledoner Pelut, Mourvèdre, Grenache Noir per i rossi. I suoli sono scisto, marna e argilla: poveri, drenanti, costretti a radici profonde. In vigna nessun prodotto chimico di sintesi, biodinamica, lavori a cavallo dove il terreno non permette l'accesso ai mezzi.

In cantina Tom lavora con una filosofia che ha un'unica direzione: togliere, non aggiungere. I bianchi vengono macerati sulle bucce dal 2008 — una scelta allora rara, oggi riconosciuta come anticipatrice. I rossi vengono fermentati con infusione di grappoli interi, spesso in cofermentazione con uve bianche. Dal 2015 zero solfiti aggiunti. Nessuna filtrazione, nessuna chiarifica. I vini escono tutti come Vin de France — una scelta volontaria, per libertà di assemblaggio e di espressione, senza i vincoli delle denominazioni. Il risultato sono vini di una freschezza inattesa per il Roussillon: raramente superano il 12% di alcol, hanno acidità viva, texture salina, una leggerezza che in questa regione solare non è scontata. Tom li descrive come "rossi chiari e bianchi scuri" — e non è una boutade, è una filosofia.

Vignaioli come Jurgen Gouws di Intellego e Craig Hawkins di Testalonga lo citano come mentore. Matassa non ha inventato il vino naturale, ma ne ha definito un linguaggio preciso: freschezza, tensione, territorio — senza retorica.

La storia di Domaine Matassa inizia nel modo più improbabile possibile: una prima annata vinificata nel salotto di casa, nel 2003, da un neozelandese cresciuto in Sudafrica che non aveva nessuna intenzione di restare in Francia. Tom Lubbe era arrivato a Calce — un villaggio di trecento anime ai piedi dei Pirenei — per un stage di tre mesi da Gérard Gauby, leggendario pioniere del Roussillon. Gauby lo invitò a restare per altre tre vendemmie. Nel frattempo Tom conobbe Nathalie, sorella di Gérard, la sposò, ebbero figli, e il ritorno in Sudafrica non arrivò mai. Gauby, quasi in segno di riparazione, gli regalò nel 2004 la sua vecchia cantina. Da lì in poi, Matassa.

Oggi l'azienda conta 20 ettari di vigneti distribuiti tra Calce e i dintorni di Estagel, sul territorio del Mas Ferriol, immersi nella macchia mediterranea a quote tra i 350 e i 600 metri. Le vigne hanno tra i 60 e i 120 anni, piantumate spesso in sesto promiscuo con varietà diverse sullo stesso appezzamento — Macabeu, Grenache Gris, Muscat d'Alexandrie, Muscat à petits grains per i bianchi; Carignan, Lledoner Pelut, Mourvèdre, Grenache Noir per i rossi. I suoli sono scisto, marna e argilla: poveri, drenanti, costretti a radici profonde. In vigna nessun prodotto chimico di sintesi, biodinamica, lavori a cavallo dove il terreno non permette l'accesso ai mezzi.

In cantina Tom lavora con una filosofia che ha un'unica direzione: togliere, non aggiungere. I bianchi vengono macerati sulle bucce dal 2008 — una scelta allora rara, oggi riconosciuta come anticipatrice. I rossi vengono fermentati con infusione di grappoli interi, spesso in cofermentazione con uve bianche. Dal 2015 zero solfiti aggiunti. Nessuna filtrazione, nessuna chiarifica. I vini escono tutti come Vin de France — una scelta volontaria, per libertà di assemblaggio e di espressione, senza i vincoli delle denominazioni. Il risultato sono vini di una freschezza inattesa per il Roussillon: raramente superano il 12% di alcol, hanno acidità viva, texture salina, una leggerezza che in questa regione solare non è scontata. Tom li descrive come "rossi chiari e bianchi scuri" — e non è una boutade, è una filosofia.

Vignaioli come Jurgen Gouws di Intellego e Craig Hawkins di Testalonga lo citano come mentore. Matassa non ha inventato il vino naturale, ma ne ha definito un linguaggio preciso: freschezza, tensione, territorio — senza retorica.

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