Clandestin

 

Clandestin è una delle maison più affascinanti della nuova Côte des Bar, il sud della Champagne dove oggi nascono alcune delle bollicine più vive e originali della regione. Il nome significa "nascosto, segreto", e racconta l'idea da cui è nato il progetto: dare voce a parcelle trascurate e dimenticate, quasi clandestine appunto, che finivano anonime nelle cooperative. "Maison di vignaioli del XXI secolo, d'istinto borgognone, di convinzione champenoise", si legge su ogni retroetichetta, e non è uno slogan: il suo fondatore, Benoît Doussot, è un borgognone che si è formato a Meursault e poi nella Côte des Bar al fianco di Bertrand Gautherot, l'anima biodinamica di Vouette & Sorbée, con cui ha dato vita a Clandestin a metà degli anni Dieci.

L'intuizione di Benoît è profondamente borgognona: in Champagne, a differenza della Borgogna, i terroir non sono mai stati davvero delimitati, e i vini si costruiscono quasi sempre assemblando villaggi, annate e vitigni. Lui ha scelto la strada opposta: un solo raccolto, un solo vitigno, una sola tipologia di suolo per ogni cuvée. Lavora con una manciata di vignaioli biologici attorno a Buxières-sur-Arce e Landreville, circa una dozzina di ettari in una ventina di parcelle, e cerca sempre la stessa geologia: la seconda terrazza di calcare kimmeridgiano, la roccia fossile ricca di conchiglie che condivide con Chablis, accanto al Portlandiano per lo Chardonnay. A distinguere i suoi vini è poi un dettaglio che in Champagne quasi nessuno considera: l'esposizione. Il Boréal nasce solo dalle parcelle rivolte a nord, fresche e tese, l'Austral solo da quelle rivolte a sud, più solari e generose: due Pinot Noir identici in tutto tranne che nell'orientamento, per dimostrare quanto la luce cambi il carattere di un vino.

In cantina la mano è quella della scuola Vouette & Sorbée: pressatura diretta, movimenti per gravità senza pompe, fermentazioni spontanee con i soli lieviti indigeni in grandi fusti di rovere, da 600 litri per il Pinot Noir, più piccoli per lo Chardonnay, e sboccature senza alcun dosaggio. Ogni bottiglia riporta in etichetta l'annata di vendemmia e la data di sboccatura, per una trasparenza totale.

Ne nascono Champagne di precisione e purezza rare, cesellati, salini e insieme espressivi, che hanno più in comune con un grande bianco di Borgogna che con molte bollicine della regione. Vini gastronomici, da bere a tavola, che raccontano la Côte des Bar con lo sguardo di chi viene dalla terra dei climat.

 

Clandestin è una delle maison più affascinanti della nuova Côte des Bar, il sud della Champagne dove oggi nascono alcune delle bollicine più vive e originali della regione. Il nome significa "nascosto, segreto", e racconta l'idea da cui è nato il progetto: dare voce a parcelle trascurate e dimenticate, quasi clandestine appunto, che finivano anonime nelle cooperative. "Maison di vignaioli del XXI secolo, d'istinto borgognone, di convinzione champenoise", si legge su ogni retroetichetta, e non è uno slogan: il suo fondatore, Benoît Doussot, è un borgognone che si è formato a Meursault e poi nella Côte des Bar al fianco di Bertrand Gautherot, l'anima biodinamica di Vouette & Sorbée, con cui ha dato vita a Clandestin a metà degli anni Dieci.

L'intuizione di Benoît è profondamente borgognona: in Champagne, a differenza della Borgogna, i terroir non sono mai stati davvero delimitati, e i vini si costruiscono quasi sempre assemblando villaggi, annate e vitigni. Lui ha scelto la strada opposta: un solo raccolto, un solo vitigno, una sola tipologia di suolo per ogni cuvée. Lavora con una manciata di vignaioli biologici attorno a Buxières-sur-Arce e Landreville, circa una dozzina di ettari in una ventina di parcelle, e cerca sempre la stessa geologia: la seconda terrazza di calcare kimmeridgiano, la roccia fossile ricca di conchiglie che condivide con Chablis, accanto al Portlandiano per lo Chardonnay. A distinguere i suoi vini è poi un dettaglio che in Champagne quasi nessuno considera: l'esposizione. Il Boréal nasce solo dalle parcelle rivolte a nord, fresche e tese, l'Austral solo da quelle rivolte a sud, più solari e generose: due Pinot Noir identici in tutto tranne che nell'orientamento, per dimostrare quanto la luce cambi il carattere di un vino.

In cantina la mano è quella della scuola Vouette & Sorbée: pressatura diretta, movimenti per gravità senza pompe, fermentazioni spontanee con i soli lieviti indigeni in grandi fusti di rovere, da 600 litri per il Pinot Noir, più piccoli per lo Chardonnay, e sboccature senza alcun dosaggio. Ogni bottiglia riporta in etichetta l'annata di vendemmia e la data di sboccatura, per una trasparenza totale.

Ne nascono Champagne di precisione e purezza rare, cesellati, salini e insieme espressivi, che hanno più in comune con un grande bianco di Borgogna che con molte bollicine della regione. Vini gastronomici, da bere a tavola, che raccontano la Côte des Bar con lo sguardo di chi viene dalla terra dei climat.

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