Nowack

 

Nowack è una delle voci più interessanti della nuova Vallée de la Marne, e la sua storia comincia molto lontano dalla Champagne. Alla fine del Settecento un Nowack arrivato dalla Boemia, dalle parti di Praga, sposa una ragazza di Vandières, piccolo villaggio sulla riva destra della Marna il cui nome significa, non a caso, "dare del vino". La famiglia coltiva la vigna qui dal 1795, e nel 1919, all'indomani della Grande Guerra, Ferdinand e Fernand Nowack decidono di vendere per la prima volta lo Champagne con il proprio nome. Fernand fu anche un vinificatore premiato: nel 1935 e nel 1936 vinse il Concorso Agricolo di Parigi con il suo "Vin Nature de la Champagne", un rosso fermo di Meunier in purezza. Un'eredità che oggi suona quasi come una profezia.

Il presente porta il nome di Frédéric, in cantina dal 1985, e soprattutto di suo figlio Flavien, che dal 2012 ha impresso al domaine una svolta netta: basta erbicidi, ritorno dell'aratro tra i filari, un lavoro meticoloso per capire ogni parcella. Ispirato dalla filosofia di Anselme Selosse, Flavien ha cominciato a vinificare separatamente le singole vigne e a isolare i millesimi, dando vita a cuvée parcellari che oggi si trovano nelle cantine più attente d'Europa: La Fontinette, una delle vigne storiche della famiglia, La Tuilerie, Les Arpents Rouges, sul basso coteau dove "ci sono sempre state vigne", e Les Bauchets, in Pinot Noir.

Le vigne, cresciute negli anni fino a circa dieci ettari, sono in gran parte di Pinot Meunier, il re della Vallée de la Marne, affiancato da Chardonnay e da un po' di Pinot Noir, su coteaux argillo-calcarei affacciati sul fiume. In cantina la mano è leggera: fermentazioni spontanee, interventi ridotti al minimo, affinamenti lunghi prima della sboccatura e dosaggi bassissimi o nulli, per circa 30.000 bottiglie l'anno.

Ne nascono Champagne sinceri, dritti e profondi, di grande precisione ed eleganza, dalle note profumate e dall'autenticità rara, capaci di mostrare quanto il Meunier possa essere sottile e nobile. Il volto più contemporaneo di una famiglia che fa vino a Vandières da oltre due secoli.

 

Nowack è una delle voci più interessanti della nuova Vallée de la Marne, e la sua storia comincia molto lontano dalla Champagne. Alla fine del Settecento un Nowack arrivato dalla Boemia, dalle parti di Praga, sposa una ragazza di Vandières, piccolo villaggio sulla riva destra della Marna il cui nome significa, non a caso, "dare del vino". La famiglia coltiva la vigna qui dal 1795, e nel 1919, all'indomani della Grande Guerra, Ferdinand e Fernand Nowack decidono di vendere per la prima volta lo Champagne con il proprio nome. Fernand fu anche un vinificatore premiato: nel 1935 e nel 1936 vinse il Concorso Agricolo di Parigi con il suo "Vin Nature de la Champagne", un rosso fermo di Meunier in purezza. Un'eredità che oggi suona quasi come una profezia.

Il presente porta il nome di Frédéric, in cantina dal 1985, e soprattutto di suo figlio Flavien, che dal 2012 ha impresso al domaine una svolta netta: basta erbicidi, ritorno dell'aratro tra i filari, un lavoro meticoloso per capire ogni parcella. Ispirato dalla filosofia di Anselme Selosse, Flavien ha cominciato a vinificare separatamente le singole vigne e a isolare i millesimi, dando vita a cuvée parcellari che oggi si trovano nelle cantine più attente d'Europa: La Fontinette, una delle vigne storiche della famiglia, La Tuilerie, Les Arpents Rouges, sul basso coteau dove "ci sono sempre state vigne", e Les Bauchets, in Pinot Noir.

Le vigne, cresciute negli anni fino a circa dieci ettari, sono in gran parte di Pinot Meunier, il re della Vallée de la Marne, affiancato da Chardonnay e da un po' di Pinot Noir, su coteaux argillo-calcarei affacciati sul fiume. In cantina la mano è leggera: fermentazioni spontanee, interventi ridotti al minimo, affinamenti lunghi prima della sboccatura e dosaggi bassissimi o nulli, per circa 30.000 bottiglie l'anno.

Ne nascono Champagne sinceri, dritti e profondi, di grande precisione ed eleganza, dalle note profumate e dall'autenticità rara, capaci di mostrare quanto il Meunier possa essere sottile e nobile. Il volto più contemporaneo di una famiglia che fa vino a Vandières da oltre due secoli.

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