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Le Oche prende il nome dalle oche che pascolano davvero tra i filari del vigneto omonimo di Montecarotto: non un nome di marketing, ma un fatto. Natalino Crognaletti le lascia libere di tenere pulito il sottofila, di concimare il suolo, di camminarci sopra come hanno fatto gli animali nei vigneti contadini per secoli prima che la chimica le facesse sparire. È uno dei dettagli che racconta meglio cos'è Fattoria San Lorenzo, la terza generazione di vignaioli che Natalino guida dal 1995 portandola fin da subito alla certificazione biologica e biodinamica.
Verdicchio in purezza dal vigneto Le Oche, esposto a sud-ovest a circa 380 metri sul livello del mare, su suoli sabbioso-argillosi. Pressatura soffice a 0,2 atmosfere, fermentazione spontanea per circa venti giorni con i soli lieviti indigeni, dodici mesi di affinamento sulle fecce fini in vasche di cemento e altri sei mesi di riposo in bottiglia prima di uscire. Un bianco di carattere, generoso, salino, con quella tensione minerale che il vigneto Le Oche regala a tutti i vini che ne escono. Da bere ora o da dimenticare in cantina qualche anno per vederlo cambiare pelle.
Le Oche prende il nome dalle oche che pascolano davvero tra i filari del vigneto omonimo di Montecarotto: non un nome di marketing, ma un fatto. Natalino Crognaletti le lascia libere di tenere pulito il sottofila, di concimare il suolo, di camminarci sopra come hanno fatto gli animali nei vigneti contadini per secoli prima che la chimica le facesse sparire. È uno dei dettagli che racconta meglio cos'è Fattoria San Lorenzo, la terza generazione di vignaioli che Natalino guida dal 1995 portandola fin da subito alla certificazione biologica e biodinamica.
Verdicchio in purezza dal vigneto Le Oche, esposto a sud-ovest a circa 380 metri sul livello del mare, su suoli sabbioso-argillosi. Pressatura soffice a 0,2 atmosfere, fermentazione spontanea per circa venti giorni con i soli lieviti indigeni, dodici mesi di affinamento sulle fecce fini in vasche di cemento e altri sei mesi di riposo in bottiglia prima di uscire. Un bianco di carattere, generoso, salino, con quella tensione minerale che il vigneto Le Oche regala a tutti i vini che ne escono. Da bere ora o da dimenticare in cantina qualche anno per vederlo cambiare pelle.