Sextant - Julien Altaber

Sextant è il progetto di Julien Altaber, un vignaiolo che la Borgogna se l'è guadagnata da zero: nato in Auvergne da una famiglia di allevatori, senza vigne ereditate e senza cognomi importanti, è arrivato a sedici anni alla viticoltura e nel 2002 alla corte di Dominique Derain, pioniere del biologico e del vino naturale a Saint-Aubin, nel cuore della Côte de Beaune. È Dominique a offrirgli spazio in cantina per vinificare le prime uve: nel 2007 nasce Sextant, e da lì Julien costruisce il suo domaine un barile alla volta. Nel 2010 compra la prima vigna, una parcella di Aligoté Doré di sessant'anni vicino a Puligny-Montrachet, poi un fermage di Pinot Noir a Maranges, fino al Monthélie Premier Cru prodotto con le uve dell'amico Eric de Suremain. Le quantità restano minuscole, certe cuvée non superano i due barili per annata. In cantina la filosofia è quella imparata da Derain: fermentazioni spontanee, grappoli interi, barrique esauste di almeno sesto passaggio scelte per non farsi sentire, nessun solfito aggiunto. Il risultato sono Borgogna vitali e precisi, dal frutto croccante e dalla mineralità tagliente, che costano come denominazioni regionali e bevono come village. La nuova Borgogna naturale, fatta da chi non ha avuto nulla di regalato.

Sextant è il progetto di Julien Altaber, un vignaiolo che la Borgogna se l'è guadagnata da zero: nato in Auvergne da una famiglia di allevatori, senza vigne ereditate e senza cognomi importanti, è arrivato a sedici anni alla viticoltura e nel 2002 alla corte di Dominique Derain, pioniere del biologico e del vino naturale a Saint-Aubin, nel cuore della Côte de Beaune. È Dominique a offrirgli spazio in cantina per vinificare le prime uve: nel 2007 nasce Sextant, e da lì Julien costruisce il suo domaine un barile alla volta. Nel 2010 compra la prima vigna, una parcella di Aligoté Doré di sessant'anni vicino a Puligny-Montrachet, poi un fermage di Pinot Noir a Maranges, fino al Monthélie Premier Cru prodotto con le uve dell'amico Eric de Suremain. Le quantità restano minuscole, certe cuvée non superano i due barili per annata. In cantina la filosofia è quella imparata da Derain: fermentazioni spontanee, grappoli interi, barrique esauste di almeno sesto passaggio scelte per non farsi sentire, nessun solfito aggiunto. Il risultato sono Borgogna vitali e precisi, dal frutto croccante e dalla mineralità tagliente, che costano come denominazioni regionali e bevono come village. La nuova Borgogna naturale, fatta da chi non ha avuto nulla di regalato.

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