Muraje

Muraje è una delle realtà più preziose e commoventi dell'Alto Piemonte: una micro-cantina artigianale che sta riportando in vita, terrazza dopo terrazza, il vigneto eroico di Carema. Il nome, in dialetto caremese, indica i muretti a secco che da secoli sorreggono i terrazzamenti scavati a mano nella roccia: muri che accumulano il calore del sole e lo restituiscono ai grappoli, in uno degli anfiteatri viticoli più spettacolari d'Italia.

La storia è quella di Federico Santini e Deborah, una coppia che ha ignorato i tanti "chi ve lo fa fare!" e nel 2014 ha acquistato la prima parcella di Nebbiolo in zona Laurey, sul versante ovest e più soleggiato della conca di Carema — dopo una "prova generale" nel 2012, quando l'anziano Mario li costrinse a vendemmiare e vinificare due damigiane per far capire loro a cosa andavano incontro. Nel percorso li ha accompagnati anche Christoph Künzli di Le Piane, anima della rinascita di Boca. Oggi Muraje conta circa 1,5 ettari divisi in una quarantina di microappezzamenti sparsi nella DOC, con viti fino a 50 anni allevate sulle iconiche pergole caremesi sorrette da colonne in pietra (i "pilun"), tra i 300 e i 700 metri di altitudine, su suoli morenici magri, acidi e minerali.

Il vitigno è uno solo: il Nebbiolo, che qui chiamano Picotendro, coltivato senza chimica sistemica con un approccio rigorosamente artigianale. La cantina, acquistata nel 2017 in cima a una salita sfiancante, è minuscola: sessanta metri quadri, tre vasche di cemento e qualche botte di rovere esausta. L'enologia è semplice e non interventista: fermentazioni spontanee in cemento con lieviti indigeni, lunghe macerazioni sulle bucce di due-tre mesi, affinamento di circa 12 mesi in legno esausto, imbottigliamento senza filtrazione e con solforosa minima. Circa 4.500 bottiglie l'anno, contese in tutto il mondo.

I vini rispecchiano simbolicamente le pendenze delle vigne: verticali e profondi, con frutta croccante, fiori alpini, una speziatura leggera di erbe di montagna e quella tensione acido-sapida che è la firma del Nebbiolo di Carema. Muraje è oggi tra i protagonisti assoluti della rinascita di questo piccolo, grande terroir di confine: il vino di montagna nella sua forma più pura ed eroica.

Muraje è una delle realtà più preziose e commoventi dell'Alto Piemonte: una micro-cantina artigianale che sta riportando in vita, terrazza dopo terrazza, il vigneto eroico di Carema. Il nome, in dialetto caremese, indica i muretti a secco che da secoli sorreggono i terrazzamenti scavati a mano nella roccia: muri che accumulano il calore del sole e lo restituiscono ai grappoli, in uno degli anfiteatri viticoli più spettacolari d'Italia.

La storia è quella di Federico Santini e Deborah, una coppia che ha ignorato i tanti "chi ve lo fa fare!" e nel 2014 ha acquistato la prima parcella di Nebbiolo in zona Laurey, sul versante ovest e più soleggiato della conca di Carema — dopo una "prova generale" nel 2012, quando l'anziano Mario li costrinse a vendemmiare e vinificare due damigiane per far capire loro a cosa andavano incontro. Nel percorso li ha accompagnati anche Christoph Künzli di Le Piane, anima della rinascita di Boca. Oggi Muraje conta circa 1,5 ettari divisi in una quarantina di microappezzamenti sparsi nella DOC, con viti fino a 50 anni allevate sulle iconiche pergole caremesi sorrette da colonne in pietra (i "pilun"), tra i 300 e i 700 metri di altitudine, su suoli morenici magri, acidi e minerali.

Il vitigno è uno solo: il Nebbiolo, che qui chiamano Picotendro, coltivato senza chimica sistemica con un approccio rigorosamente artigianale. La cantina, acquistata nel 2017 in cima a una salita sfiancante, è minuscola: sessanta metri quadri, tre vasche di cemento e qualche botte di rovere esausta. L'enologia è semplice e non interventista: fermentazioni spontanee in cemento con lieviti indigeni, lunghe macerazioni sulle bucce di due-tre mesi, affinamento di circa 12 mesi in legno esausto, imbottigliamento senza filtrazione e con solforosa minima. Circa 4.500 bottiglie l'anno, contese in tutto il mondo.

I vini rispecchiano simbolicamente le pendenze delle vigne: verticali e profondi, con frutta croccante, fiori alpini, una speziatura leggera di erbe di montagna e quella tensione acido-sapida che è la firma del Nebbiolo di Carema. Muraje è oggi tra i protagonisti assoluti della rinascita di questo piccolo, grande terroir di confine: il vino di montagna nella sua forma più pura ed eroica.

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