Castellaccio

Castellaccio è il ritorno alla montagna del Chianti Classico: quattro generazioni in bio tra Lamole e Lucolena, nel comune di Greve in Chianti, con vigneti tra i 500 e i 700 metri di altitudine. Davide Bottai rappresenta la quarta generazione della famiglia, e con il suo arrivo l'azienda ha compiuto la svolta: gli undici ettari storicamente destinati alla vendita di uva sfusa oggi finiscono in bottiglia, con un'identità precisa. Un Chianti Classico che nasce solo dall'altitudine, da un mosaico di parcelle nel quadrante più alto e scosceso della denominazione, che include addirittura il vigneto più alto di tutto il Chianti Classico.

Queste quote portano una luce diversa, una ventilazione costante e un equilibrio naturale che orienta il progetto verso una sola direzione: Sangiovese puro, biologico, trasparente. Sui suoli di macigno del Chianti e quarzo, sabbie non calcaree, il Sangiovese si spoglia di polpa e macchia mediterranea e assurge a toni netti e tesi: un vero Sangiovese di montagna. La conversione al biologico è partita già nel 2013, per volontà del nonno, e Davide la porta avanti unendo tradizione familiare e visione contemporanea: fermentazioni spontanee, interventi minimi, niente chiarifiche, legni grandi o usati, dosi omeopatiche di solforosa e un'ossessione per la selezione delle uve e per la più totale integrità del frutto.

Due le etichette che raccontano questo mondo. Il Chianti Classico "Olintino" Vecchie Viti, da un cru storico di vecchie vigne: fermentazione in grandi botti di rovere esausto e affinamento in tonneaux, per la lettura più profonda e verticale del Sangiovese d'altura. E il "Lamolino" Toscana IGT, da vigne giovani di Sangiovese e autoctoni: fermentazione in acciaio e affinamento tra vetroresina e legno grande, per un sorso fresco, netto e immediato. È un ritorno alla montagna del Chianti Classico, a una zona un tempo quasi dimenticata e oggi di nuovo protagonista: l'altura che rinasce.

Castellaccio è il ritorno alla montagna del Chianti Classico: quattro generazioni in bio tra Lamole e Lucolena, nel comune di Greve in Chianti, con vigneti tra i 500 e i 700 metri di altitudine. Davide Bottai rappresenta la quarta generazione della famiglia, e con il suo arrivo l'azienda ha compiuto la svolta: gli undici ettari storicamente destinati alla vendita di uva sfusa oggi finiscono in bottiglia, con un'identità precisa. Un Chianti Classico che nasce solo dall'altitudine, da un mosaico di parcelle nel quadrante più alto e scosceso della denominazione, che include addirittura il vigneto più alto di tutto il Chianti Classico.

Queste quote portano una luce diversa, una ventilazione costante e un equilibrio naturale che orienta il progetto verso una sola direzione: Sangiovese puro, biologico, trasparente. Sui suoli di macigno del Chianti e quarzo, sabbie non calcaree, il Sangiovese si spoglia di polpa e macchia mediterranea e assurge a toni netti e tesi: un vero Sangiovese di montagna. La conversione al biologico è partita già nel 2013, per volontà del nonno, e Davide la porta avanti unendo tradizione familiare e visione contemporanea: fermentazioni spontanee, interventi minimi, niente chiarifiche, legni grandi o usati, dosi omeopatiche di solforosa e un'ossessione per la selezione delle uve e per la più totale integrità del frutto.

Due le etichette che raccontano questo mondo. Il Chianti Classico "Olintino" Vecchie Viti, da un cru storico di vecchie vigne: fermentazione in grandi botti di rovere esausto e affinamento in tonneaux, per la lettura più profonda e verticale del Sangiovese d'altura. E il "Lamolino" Toscana IGT, da vigne giovani di Sangiovese e autoctoni: fermentazione in acciaio e affinamento tra vetroresina e legno grande, per un sorso fresco, netto e immediato. È un ritorno alla montagna del Chianti Classico, a una zona un tempo quasi dimenticata e oggi di nuovo protagonista: l'altura che rinasce.

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