Languedoc-Roussillon

Il Languedoc-Roussillon è il più grande vigneto di Francia e, oggi, il suo laboratorio più vivo: una lunga mezzaluna di colline e pianure che si stende sul Mediterraneo dal delta del Rodano ai Pirenei, fino al confine spagnolo. Per gran parte del Novecento questa terra ha prodotto il vino quotidiano della Francia, in quantità immense e senza gloria; poi la crisi, l'espianto di migliaia di ettari, e infine la rinascita, cominciata negli anni Novanta e diventata rivoluzione con il nuovo secolo. Il segreto è stato il prezzo della terra: vecchie vigne a prezzi accessibili, un patrimonio di viti centenarie ad alberello sopravvissute all'oblio e un sole generoso hanno attirato una generazione di vignaioli senza eredità familiare, arrivati da tutta Europa con un'idea precisa: fare vino nel modo più naturale possibile. Oggi il Languedoc ospita una delle concentrazioni più alte al mondo di cantine naturali e zero-zero, senza additivi né solfiti.

I terroir sono un mosaico affascinante, unificato dalla garrigue, la macchia mediterranea di timo, rosmarino e ginestra che profuma i vini. Ci sono gli scisti di Faugères e Saint-Chinian, i calcari del Pic Saint-Loup e della Clape, il granito e il quarzo dell'Haut-Languedoc, dove le vigne salgono tra i boschi del parco naturale, le sabbie e i galets della pianura, fino ai suoli vulcanici attorno all'Hérault. E poi il Roussillon, la Catalogna francese, con i suoi scisti neri della valle dell'Agly, i terrazzamenti di Banyuls a picco sul mare e il vento, la Tramontane, che asciuga tutto e rende quasi naturale una viticoltura senza chimica. I vitigni sono quelli del Sud: Carignan, Grenache, Cinsault, Syrah, Mourvèdre, con rarità come l'Aramon e il Terret, e per i bianchi Grenache Gris e Blanc, Macabeu, Picpoul, Terret e Clairette.

Lo stile della nuova generazione ribalta lo stereotipo del rosso meridionale pesante e alcolico: macerazioni carboniche a grappoli interi, vendemmie anticipate, vecchie vigne a rese bassissime e mani leggere danno rossi freschi, leggeri e succosi, spesso sotto i dodici gradi, da bere freschi a bicchieri pieni, accanto a cuvée più profonde da vecchi Carignan e Grenache, e bianchi salini che sanno di mare. La nostra selezione raccoglie i protagonisti di questa rivoluzione: dai vignaioli di culto dell'Haut-Languedoc ai giovani di Saint-Chinian e della laguna di Thau, fino ai terrazzamenti del Roussillon. Il Sud della Francia nella sua forma più libera, vitale e sincera.

Il Languedoc-Roussillon è il più grande vigneto di Francia e, oggi, il suo laboratorio più vivo: una lunga mezzaluna di colline e pianure che si stende sul Mediterraneo dal delta del Rodano ai Pirenei, fino al confine spagnolo. Per gran parte del Novecento questa terra ha prodotto il vino quotidiano della Francia, in quantità immense e senza gloria; poi la crisi, l'espianto di migliaia di ettari, e infine la rinascita, cominciata negli anni Novanta e diventata rivoluzione con il nuovo secolo. Il segreto è stato il prezzo della terra: vecchie vigne a prezzi accessibili, un patrimonio di viti centenarie ad alberello sopravvissute all'oblio e un sole generoso hanno attirato una generazione di vignaioli senza eredità familiare, arrivati da tutta Europa con un'idea precisa: fare vino nel modo più naturale possibile. Oggi il Languedoc ospita una delle concentrazioni più alte al mondo di cantine naturali e zero-zero, senza additivi né solfiti.

I terroir sono un mosaico affascinante, unificato dalla garrigue, la macchia mediterranea di timo, rosmarino e ginestra che profuma i vini. Ci sono gli scisti di Faugères e Saint-Chinian, i calcari del Pic Saint-Loup e della Clape, il granito e il quarzo dell'Haut-Languedoc, dove le vigne salgono tra i boschi del parco naturale, le sabbie e i galets della pianura, fino ai suoli vulcanici attorno all'Hérault. E poi il Roussillon, la Catalogna francese, con i suoi scisti neri della valle dell'Agly, i terrazzamenti di Banyuls a picco sul mare e il vento, la Tramontane, che asciuga tutto e rende quasi naturale una viticoltura senza chimica. I vitigni sono quelli del Sud: Carignan, Grenache, Cinsault, Syrah, Mourvèdre, con rarità come l'Aramon e il Terret, e per i bianchi Grenache Gris e Blanc, Macabeu, Picpoul, Terret e Clairette.

Lo stile della nuova generazione ribalta lo stereotipo del rosso meridionale pesante e alcolico: macerazioni carboniche a grappoli interi, vendemmie anticipate, vecchie vigne a rese bassissime e mani leggere danno rossi freschi, leggeri e succosi, spesso sotto i dodici gradi, da bere freschi a bicchieri pieni, accanto a cuvée più profonde da vecchi Carignan e Grenache, e bianchi salini che sanno di mare. La nostra selezione raccoglie i protagonisti di questa rivoluzione: dai vignaioli di culto dell'Haut-Languedoc ai giovani di Saint-Chinian e della laguna di Thau, fino ai terrazzamenti del Roussillon. Il Sud della Francia nella sua forma più libera, vitale e sincera.

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