{"title":"Philippe Pacalet","description":"\u003cp dir=\"ltr\"\u003e\u003cstrong\u003ePhilippe Pacalet\u003c\/strong\u003e è una delle figure fondamentali del \u003cstrong\u003evino naturale in Borgogna\u003c\/strong\u003e, e il vino naturale ce l'ha letteralmente nel sangue: è il \u003cstrong\u003enipote di Marcel Lapierre\u003c\/strong\u003e, il \"papa\" del Beaujolais naturale, al cui fianco ha imparato a vinificare da ragazzo a Villié-Morgon, tra il 1985 e il 1991. Durante gli studi di enologia a Digione ha scritto la sua tesi sui \u003cstrong\u003elieviti indigeni\u003c\/strong\u003e sotto la guida di \u003cstrong\u003eJules Chauvet\u003c\/strong\u003e, il négociant-scienziato che ha posto le basi della vinificazione senza solforosa e che molti considerano il padre del movimento naturale, lavorando accanto a lui fino alla sua morte nel 1989. Un pedigree unico, che nel \u003cstrong\u003e1991\u003c\/strong\u003e lo porta in Côte de Nuits come régisseur e vinificatore del \u003cstrong\u003eDomaine Prieuré-Roch\u003c\/strong\u003e, dove per dieci anni mette in pratica ciò che ha imparato dai suoi mentori: \u003cstrong\u003eagricoltura biologica, vinificazione a grappoli interi con i soli lieviti indigeni, nessuna aggiunta di SO2\u003c\/strong\u003e, l'esatto opposto di ciò che si faceva in Borgogna in quegli anni.\u003c\/p\u003e\n\u003cp dir=\"ltr\"\u003eNel \u003cstrong\u003e2001\u003c\/strong\u003e, con l'annata che porta per la prima volta il suo nome, Philippe crea a \u003cstrong\u003eBeaune\u003c\/strong\u003e un modello allora inedito e oggi precursore: il \u003cstrong\u003emicro-négoce d'autore\u003c\/strong\u003e. Non possiede vigne di proprietà, perché in Côte-d'Or la terra è ormai inavvicinabile, ma le affitta o stringe \u003cstrong\u003econtratti duraturi con viticoltori\u003c\/strong\u003e che coltivano le loro parcelle rispettando i suoli e i ritmi della vite, in biologico o biodinamica. È lui a scegliere le parcelle, privilegiando \u003cstrong\u003evecchi ceppi di Pinot fin da selezione massale\u003c\/strong\u003e ben esposti, a fissare le date di vendemmia e a seguire ogni fase tecnica, dal grappolo all'affinamento. Un \"vinificatore volante\", come lo definiscono, che lavora circa una quindicina di ettari sparsi in \u003cstrong\u003equasi trenta climat\u003c\/strong\u003e tra Côte de Nuits, Côte de Beaune e Chablis, per appena 50-60.000 bottiglie l'anno contese in tutto il mondo.\u003c\/p\u003e\n\u003cp dir=\"ltr\"\u003eLa sua filosofia è minimalista e contestuale, un'estetica del vino più che una tecnica: \u003cstrong\u003evendemmia manuale con cernita rigorosa, fermentazione spontanea a grappoli interi con i lieviti indigeni, nessun solfito durante la fermentazione, affinamento in vecchie barrique\u003c\/strong\u003e, imbottigliamento \u003cstrong\u003esenza chiarifica né filtrazione\u003c\/strong\u003e. Discepolo del sans soufre e della vendemmia intera, ma mai dogmatico. Ne nascono Borgogna di \u003cstrong\u003epurezza sorprendente\u003c\/strong\u003e, dal carattere marcatamente \u003cstrong\u003efloreale e fruttato\u003c\/strong\u003e, con una freschezza e una tensione che rivelano il terroir senza filtri: Pinot Noir eterei e profondi, Chardonnay vibranti, dal Bourgogne fino ai Grand Cru. La Borgogna secondo Pacalet: il terroir rivelato, senza trucco.\u003c\/p\u003e","products":[],"url":"https:\/\/wivood.com\/collections\/philippe-pacalet.oembed","provider":"Wivood","version":"1.0","type":"link"}