{"title":"Antonio Gismondi","description":"\u003cp class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\"\u003e\u003cstrong\u003eLa Vinicola di Antonio Gismondi\u003c\/strong\u003e è una piccola cantina naturale di \u003cstrong\u003eCerreto Sannita\u003c\/strong\u003e, borgo arroccato sulle verdi colline del \u003cstrong\u003eSannio beneventino\u003c\/strong\u003e, in \u003cstrong\u003eCampania\u003c\/strong\u003e, a una trentina di chilometri a nord-ovest di Benevento. La storia è di quelle belle: la famiglia Gismondi coltiva la vigna a Cerreto Sannita da generazioni, ma per decenni — come tanti contadini della zona — \u003cstrong\u003ePasquale e Maria\u003c\/strong\u003e vendevano gran parte dell'uva alla cooperativa locale, tenendone solo una piccola parte per il vino di famiglia. \u003cstrong\u003eAntonio\u003c\/strong\u003e, figlio di Pasquale, era invece lontano dall'Italia: gestiva un ristorante vicino a \u003cstrong\u003eBarcellona\u003c\/strong\u003e, a pochi passi dalla cantina catalana \u003cstrong\u003ePartida Creus\u003c\/strong\u003e. È proprio l'amicizia con \u003cstrong\u003eMassimo Marchiori e Antonella Gerosa\u003c\/strong\u003e di Partida Creus a cambiare tutto: nel \u003cstrong\u003e2016\u003c\/strong\u003e, in visita a Cerreto Sannita, assaggiano il vino di famiglia e convincono i Gismondi a portarlo sul mercato. Dopo il successo al salone dei vini naturali di Colonia, la decisione: smettere di vendere l'uva e vinificare tutto in proprio. Nel \u003cstrong\u003e2019\u003c\/strong\u003e Antonio torna in Italia con la moglie \u003cstrong\u003eAnabel\u003c\/strong\u003e e le figlie, e firma la prima annata.\u003c\/p\u003e\n\u003cp class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\"\u003eI vigneti — circa \u003cstrong\u003edue ettari\u003c\/strong\u003e tra i \u003cstrong\u003e350 e i 380 metri\u003c\/strong\u003e di altitudine — crescono su \u003cstrong\u003esuoli argillosi e calcarei con scheletro\u003c\/strong\u003e, in gran parte esposti a sud. Si lavorano vitigni rappresentativi della tradizione locale: \u003cstrong\u003eMalvasia di Candia\u003c\/strong\u003e (qui chiamata \"uva di Cerreto\", un'antica varietà quasi indigena) e \u003cstrong\u003eFalanghina\u003c\/strong\u003e per i bianchi; \u003cstrong\u003eSangiovese, Merlot e Freisa\u003c\/strong\u003e per i rossi. Il segreto della freschezza di questi vini — sorprendente per il Sud Italia — sta nel microclima: i venti umidi del Tirreno si scontrano con i primi contrafforti appenninici, abbassando le temperature, mentre la forte escursione termica tra giorno e notte regala acidità e tensione.\u003c\/p\u003e\n\u003cp class=\"font-claude-response-body break-words whitespace-normal\"\u003eIn cantina la filosofia è quella del \u003cstrong\u003evino naturale più rigoroso\u003c\/strong\u003e: agricoltura tradizionale con tecniche biodinamiche, lavorazioni manuali, \u003cstrong\u003enessun additivo\u003c\/strong\u003e, \u003cstrong\u003enessun solfito aggiunto\u003c\/strong\u003e, \u003cstrong\u003enessuna filtrazione\u003c\/strong\u003e, vinificazione e affinamento in vasche d'acciaio. Le bottiglie, con la loro \u003cstrong\u003eceralacca\u003c\/strong\u003e e l'etichetta che porta la silhouette delle colline di Cerreto Sannita, raccontano un progetto familiare di rara coerenza. Il risultato è una gamma di vini \u003cstrong\u003emeridionali nel profumo ma freschi e minerali al palato\u003c\/strong\u003e: la luce del Sud e la freschezza della montagna nello stesso bicchiere.\u003c\/p\u003e","products":[],"url":"https:\/\/wivood.com\/collections\/antonio-gismondi.oembed","provider":"Wivood","version":"1.0","type":"link"}