In uno degli scorsi post ci eravamo lasciati con le descrizioni dei vari colori del vino e avevamo spiegato come si ottenevano. Abbiamo quindi visto i vini bianchi, i rossi, i rosati... ma ne esiste un’altra tipologia, certo meno comune ma che si sta rapidamente affermando, anche in considerazione della qualità di alcuni esponenti di questa categoria: parliamo degli Orange Wine!

 

Orange... che?
No, niente spremute d’arancia; di orange qui c’è solo il colore. Gli Orange wine sono infatti vini prodotti con uve a bacca bianca ma vinificati come i vini rossi, cioè con macerazioni, ovvero contatto del mosto con bucce e lieviti. La durata della macerazione può variare da qualche giorno a diversi mesi, a seconda della struttura del prodotto che si vuole ottenere.

Questo passaggio rende il vino molto più complesso, e gli permette di acquisire tannini, polifenoli e sostanze aromatiche che renderanno gli orange wine diversi sia dai bianchi sia dai rossi dal punto di vista visivo, olfattivo e gustativo, come avremo modo di vedere poi.

 

Agli albori degli Orange Wine
Gli orange wine si sono affermati solo di recente nel mercato enologico ma la loro storia, in realtà, ha radici davvero antiche.

La loro origine si attribuisce all’attuale Georgia migliaia di anni fa (parliamo della Georgia mediorientale ovviamente, mettete via le bandiere a stelle e strisce). Qui i vini venivano lasciati riposare all’interno di contenitori di argilla chiamati Kvevri, molto simili alle anfore usate oggi.
In questi recipienti interrati il vino poteva riposare protetto dagli sbalzi termici e permettendo una graduale estrazione degli aromi e dei tannini. A quell’epoca il vino non poteva che essere “naturale”, sia per la conduzione in vigna che per il trattamento in cantina. Questo faceva si che il prodotto fosse realmente figlio dell’annata e del terroir, avendo la possibilità di seguire i propri tempi.

A sorpresa, facendo un bel salto in avanti nel tempo, questa tradizione e un modo di lavorare assai simile era diffuso anche nelle campagne italiane nello scorso secolo. Tale pratica è poi, ahimè, sparita per lasciare spazio ai nuovi macchinari e alle moderne tecniche di cantina, che permettevano di eliminare le bucce immediatamente. Gli Orange wines di oggi sono prodotti però con maggiore consapevolezza, sensibilità e capacità, caratteristiche che ci permettono di ottenere vini unici: balsamici e tannici, possono essere lasciati affinare anche per decine di anni.

Fatta l’opportuna contestualizzazione storica si deve al coraggio in primis di Josko Gravner e Stanko Radikon se gli orange wine hanno ripreso ad essere prodotti su larga scala ai giorni nostri. Sfidando ogni regola del mercato, infatti, sono state portate ad Oslavia (quartiere della città di Gorizia) enormi anfore dalla Georgia permettendo di riscoprire questo intrigante prodotto a partire dalla fine degli anni novanta. Sul solco da loro tracciato, molti produttori si sono cimentati con questa tipologia di vini impiegando diversi vitigni fra cui il Trebbiano, l’Albana o il Pecorino

Il 4 dicembre 2013 Unesco ha riconosciuto il metodo tradizionale di vinificazione georgiano nelle anfore, Qvevri, come patrimonio intangibile dell’umanità. Un piccolo passo per l’Unesco, un grande passo per noi appassionati di vino!

 

La degustazione
Non tutti gli orange wine sono uguali, e non tutti gli orange wine sono… orange. Colore, struttura e complessità del vino dipendono da una serie di fattori, tra i quali il vitigno di origine, la durata della macerazione e il tipo e la durata dell’affinamento cui sono sottoposti.
Quindi, come si riconosce un orange? Degustandolo!


Vista
Come anticipato i bianchi macerati non sono tutti arancio: alcuni possono essere di colore non marcato con sfumature sul paglierino, dorato, ambrato o ruggine. Le sfumature possono essere di maggiore o minore intensità a seconda del vitigno di partenza, della struttura e dell’affinamento del vino sotto esame.

Un secondo aspetto che incide sulla tonalità è il contatto con l’ossigeno: in caso di assenza di ossigeno, il colore prenderà una sfumatura più dorata; in caso invece di presenza di ossigeno si raggiungeranno tonalità più aranciate.

Gli Orange Wines sono in generale vini che non vengono sottoposti a filtrazione. E’ quindi abbastanza comune che abbiano un po’ di sedimento... glielo perdoniamo!


Olfatto
Negli orange wine dominano note speziate, balsamiche, erbacee ed eteree. I profumi classici sono albicocca, frutta secca, ginepro, scorza di arancia, fieno e miele, anche se al naso possono presentare profili molto diversi, soprattutto in funzione del tempo di macerazione ed affinamento cui sono stati sottoposti. Spesso ricordano i sentori di alcuni bianchi passiti.
Di frequente stupiscono con aromi con tocchi affumicati e d’incensi, sottofondi balsamici e in alcuni casi presentano una delicata vena ossidativa.
Sono vini audaci, che cambiano nel bicchiere, mischiando le carte in tavola e rendendo la bevuta quasi interattiva.


Gusto
Macerati sulle bucce per un periodo prolungato, questi vini hanno la struttura, la consistenza e perfino i tannini di vini rossi, pur rimanendo freschi e leggiadri. Questo li rende più complessi e strutturati della maggior parte dei vini bianchi e rosati. Freschezza e sapidità si integrano col tannino facendo sì che gli Orange Wines tendano ad avere un profilo gustativo più orientato verso le durezze, per quanto l’utilizzo della fermentazione malolattica (di cui parleremo in uno dei prossimi articoli) possa contribuire a smorzarne gli effetti. L’intensità tannica è chiaramente più o meno marcata a seconda della durata della fase di macerazione e del vitigno di origine. 


Orange Wine e Wivood: un amore a prima vista!


Gli orange wine molto spesso riflettono un pensiero alternativo e rigoroso, improntato al rispetto della natura, all’espressione del terroir e al ritorno al significato originario del vino.

Proprio per questa affinità di pensiero, ne troverai parecchi disponibili qui su wivood. Ecco alcuni esempi: https://wivood.com/collections/orange-wine