Biologico e Biodinamico: sono la stessa cosa?

La risposta potrebbe limitarsi ad un secco “No!” nel senso che non sono certo termini equivalenti. Ma aspettate: prima di addentrarci nel mondo biodinamico è utile approfondire punti di incontro e divergenze fra questi due termini.
Sicuramente il proposito comune in entrambi i casi è quello di andare oltre i dettami della classica agricoltura, cercando di offrire un prodotto più naturale (leggasi: con meno addizioni chimiche) possibili.

Entrambe le filosofie condividono quindi l’idea di usare in vigna meno trattamenti possibili e, quando indispensabili, di dare la preferenza a sostanze naturali per ottenere un ciclo di produzione meno invasivo rispetto ai metodi tradizionali.

Ma le similitudini potremmo dire che si fermano qui. 

 

La differenza più grossa è data dal fatto che l’agricoltura biologica ha una sua normativa di legge di riferimento, quella biodinamica attualmente no.  A livello comunitario abbiamo infatti il regolamento 848/2018/UE del Consiglio e del Parlamento europeo (che trovate a questo link se volete approfondire) che, a partire dall’inizio di quest’anno, rappresenta il testo di riferimento per i vini biologici. Li si trovano tutte le norme di riferimento da seguire per ottenere l’attestazione, nonché il relativo logo con la fogliolina verde che probabilmente avrete visto stampigliato sull’etichetta di alcune bottiglie. Per i vini biodinamici esistono dei disciplinari prodotti da enti terzi, che però non hanno valore di legge.

Chiarito questo, nulla toglie che un vino con l’attestazione “biologico” possa rientrare anche nei parametri che vedremo più avanti che definiscono un vino biodinamico. Anche se sono dei parametri molto particolari, vista anche l’idea di colui che ha creato il concetto di biodinamico.

 

 Puoi chiamarmi Papà!

Il Papà della Biodinamica prende il nome di Rudolf Joseph Lorenz Steiner.

Nato nel 1861 a Murakirály nell'Impero austro-ungarico, Steiner si forma presso l’Università Tecnica di Vienna dove studia fisica, materia che influenzerà profondamente il suo pensiero. La sua convinzione è che il metodo di osservazione della scienza moderna portasse alla considerazione di una natura priva dell’elemento vitale. Questo porterà Steiner a teorizzare una forma di pensiero a cavallo tra la natura e lo spirito, la cosiddetta antroposofia, la saggezza dell’uomo. Questo approccio “spirituale” rappresenterà un punto fondamentale, oltre che del suo pensiero, per la dottrina stessa della biodinamica. Lo ritroveremo infatti successivamente in quello che può considerarsi a tutti gli effetti il punto d’inizio dell’agricoltura biodinamica; il ciclo di otto lezioni sull’agricoltura che tenne nel 1924 intitolate “impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura. Steiner morì purtroppo l’anno successivo, ma l’eredità del suo pensiero è giunta intatta ai giorni nostri.


Se vuoi essere biodinamico devi pensare da biodinamico

Alla base del pensiero biodinamico ci sono tre principi:

  1. Il mantenimento della fertilità della terra;
  2. L’aumento della capacità delle piante di resistere alle malattie e ai parassiti;
  3. La produzione di cibi sani e di qualità.

Per ottenere questi nobili propositi vengono impiegate tecniche come il compostaggio, l’utilizzo di preparati appositi e la rotazione ciclica delle coltivazioni, in modo da mantenere vivo il terreno, sfruttando nel contempo le capacità delle singole coltivazioni e i benefici di una pianta nei confronti di un’altra che le viene messa vicino.
Grande attenzione viene inoltre posta sulla qualità delle sostanze utilizzate che devono essere totalmente naturali e, nel contempo, favorire lo sviluppo della biodiversità animale e vegetale. Tutto questo concorre all’obiettivo di rendere vivo e vitale il terreno; nell’ottica di Steiner infatti una vita può crescere solo in un contesto già vivente. I prodotti ottenuti per mezzo di sintesi, nel pensiero biodinamico, non sono reputati in grado di nutrire efficacemente le piante.
Il pensiero biodinamico è vasto e articolato, rappresentando, oltre che un approccio all’agricoltura, una vera e propria filosofia il cui fine ultimo è rendere l’azienda stessa un organismo vivente, un mondo perfettamente integrato e autosufficiente. L’approccio biodinamico può essere visto da qualcuno come eccessivamente “esoterico” in alcuni suoi punti ma, in questo periodo più che mai, vale la pena di essere approfondito.

Certe frasi di Rudolf Steiner dovrebbero infatti indurci a riflettere profondamente: 

“Ciò che è necessario per continuare a fornire buona cura alla natura è completamente caduto nell'ignoranza durante l'era del materialismo”

 

Ma la biodinamica si beve anche?

Si si, tranquilli! A conclusione di questo viaggio nel mondo del biodinamico vogliamo infatti segnalarvi qualche vino da agricoltura biodinamica per poter assaggiare i prodotti di questa filosofia. Su Wivood ne abbiamo un bel ventaglio appartenenti a questa categoria, quindi siete nel posto giusto se, dopo aver provato queste prime proposte ci prendete gusto...

 

Dei Pinti - Sicilia Doc 2018 Nicolò Grippaldi
Luca Maroni lo ha eletto nel 2020 il miglior vino biodinamico d’Italia e assaggiandolo si capisce cosa lo ha portato a questa scelta. In questo
sapiente blend composto per 80% di nero d’Avola e per il 20% da Nerello Mascalese oltre alle indubbie qualità del vino a colpire è la sua sorprendente maturità, nonostante sia relativamente giovane. Il vino si fa trovare infatti già pronto, con tannini sorprendentemente levigati: fino a dove ci porterà la sua evoluzione?

Fuoripista - Vigneti delle Dolomiti IGT 2018 Foradori
A rappresentare la produzione di Foradori avremo potuto citare uno dei più conosciuti cavalli di battaglia (chi ha detto Granato?) ma il mio invito è quello di provare a lasciarvi stupire dal Fuoripista. Si tratta un Pinot Grigio in purezza realizzato con una permanenza del vino per più di 8 mesi sulle bucce dentro le tinajas (anfore). Il processo rivela caratteristiche dell’uvaggio che normalmente passano sotto traccia. Una bella sorpresa!

Crete Azzurre - Romagna Sangiovese Castrocaro DOC 2018 Marta Valpiani Il Crete Azzurre  di Marta Valpiani è un Romagna Sangiovese DOC ottenuto da sole uve Sangiovese. Nasce dalla vigna Sasseto, situata sul versante nord della collina di Bagnolo, questa vigna è circondata per buona parte da un bosco e da un uliveto, si può dire che abbia un microclima tutto suo. Nel bicchiere ritroviamo intatta questa sua unicità.

 

Arione - Metodo Classico 2017 Daniele Piccinin
Un vitigno che se l’è vista brutta, la Durella. Quasi abbandonato e in via di estinzione, è stato riscoperto negli anni recenti, risquotendo un ottimo successo. La sua fine è stata dunque sventata, e per fortuna: altrimenti ci saremmo persi vini come questo, in grado di combinare una sostenuta freschezza che lo rendono versatile e piacevole da bere, un perlage di ottima qualità che ci fa intuire la cura profusa nella pratica di cantina. Quando facile non vuol dire banale!